Strade antiche. Da un pezzetto di Aurelia Antica, in mezzo al mare, a Chanel n.5

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Le strade servono per incontrarsi. A volte anche per procurarsi un discreto vantaggio in un territorio ancora sconosciuto. 

La Roma antica lo sapeva bene e contemporaneamente, alla conquista di nuovi territori, oltre ad altre infrastrutture ingegneristiche, costruì una rete stradale che rendeva facile controllare qualunque punto dell’impero, creare scambi commerciali e costruire nuove identità.

Le strade erano così importanti che esistevano delle regole che stabilivano come dovevano essere fatte, le servitù di passaggio -se una strada si interrompeva era possibile attraversare una proprietà privata- e chi dovesse ripararle.

Le prime  furono quelle che collegavano Roma all’Etruria, tra cui l’Aurelia -dal nome del console che ne ordino’ la costruzione-.
E, a Torre Mozza, nel mare, tra Follonica e Piombino, si dice, ci siano i resti di questa antica strada, che, allora, arrivava fino ad Arles e che oggi sono la casa di alghe e molluschi.  Ma ancora si possono vedere le giunture della vecchia via consolare.

Quando le condizioni del mare lo permettono vedere le persone che  ci camminano sopra, si siedono sul bordo o fanno snorkling mi fa pensare all’etimologia della parola ‘Via’, un termine romano, a sua volta derivato da una lingua indoeuropea, che significa ‘Andare’. Perché è come se tutto fosse in viaggio verso qualcosa, compresa la morfologia di un posto.  

Per gli antichi testi vedici ognuno di noi si muove nella vita inseguendo un profumo. Allora ho pensato che  dando per buona la teoria, se si trovasse un minimo comune denominatore tra gli odori dei destini di tutti si potrebbe capire dove sta andando un epoca. Certo, più di una misteriosa fragranza, ci vuole una dato materiale, ma considerato che soddisfatti i bisogni primari, a farci avanzare sono i desideri, cosa meglio del profumo più venduto al mondo per capire dove è puntato l’ago della bussola?

Sembra che il profumo più comprato sia Chanel n.5, che proprio quest’anno compie 100 anni.
Fermo che per annusare ‘l’originale’ si debba andare a Parigi, all’Osmotheque -la banca internazionale dei profumi- due sono le cose importanti. Primo e’ il simbolo del femminile; secondo continua ad essere un territorio di conquista.

Infatti fu rivoluzionario nel 1921, conteneva 80 essenze -mentre allora i profumi erano fatti per la maggior parte con un fiore-, tra cui il muschio ed il gelsomino -ai tempi d’uso esclusivo di prostitute e cortigiane-. (E Beaux, il naso, utilizzò per la prima volta composti sintetici eliminando i problemi di persistenza.)

Ed è rivoluzionario nel 2021, quando per fare da Testimonial per Chanel n.5 è stato scelto Brad Pitt. Il punto d’arrivo è che il femminile è una energia e non un genere.

In Italia la campagna pubblicitaria partirà da ottobre 2021. Questa è una piccola anteprima di quello di vedremo.

Da qui, seguendo il mio ragionamento, si potrebbe dire che l’umanità si dirige verso lo slogan ‘fate l’amore e non la guerra’? Sembra di sì. Riconsideriamo l’antica Roma ed i profumi più celebri: sembra che Cesare si profumasse con una mistura di maggiorana e fieno greco, ma usavano anche la Cannella, il Rosmarino. Dunque energia maschile: la conquista.

Ma se si guarda la piramide olfattiva di Chanel n.5 c’è un altro elemento che salta all’occhio: le note di fondo (cioè l’ultima traccia del profumo sulla pelle prima che scompaia. In un epoca dove il virtuale a preso il sopravvento, tra l’altro ci sono lo zibetto ed il muschio animale, che ci si stia riappropriandosi della propria corporeità? Elisabetta Guida

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