Progettare un pavimento

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Pensare a un pavimento, ricorda gli effetti scenici del Theatre de la Reine, alla Reggia di Versailles.

I macchinari scenici sono antichi e la scenografia è demandata ad una magia artigianale; il teatro così piccolo e curato che sembra un luogo fuori dal tempo. E poi c’è il discorso dei punti di riferimento. Non ci sono destra o sinistra per collocare nello spazio un decoro, un pezzo di una scenografia o un punto luce, ne’ si può contare sulla teoria dei punti di fuga. È creare a una storia, che sfugge alle convenzioni.

È una rivoluzione dei punti di vista che vale anche per i pavimenti. A cominciare dal fatto che la percezione è ‘sopra’, e bisogna tenere conto della prospettiva dai vari punti della casa. Non solo, assieme alle altre superfici, pareti e soffitti, sono quello che creano la realtà che si desidera  per la nostra casa: il nostro universo parallelo, ‘quel dentro’ rispetto al fuori.
Quando si progetta un pavimento l’unica bussola è la storia che vogliamo raccontare.

Il primo passo è avere chiare: trame e sottotrame. Penso al cardo ed al decumano, che erano il modo attraverso il quale, gli antichi gestivano l’infinito, costruivano un recinto immaginario all’interno del quale creavano. Si deve ragionare allo stesso modo, sapere quale atmosfera si va cercando e cominciare a delineare i protagonisti della storia. Le possibilità sono infinite. Sarà proprio il pavimento l’attore non protagonista?
Se una casa fosse un romanzo, sarebbe il momento delle fatidiche domande: chi, dove, quando. Perché la mossa che viene subito dopo, è la drammatizzazione. La vita è movimento, vale anche per i pavimenti  e tutte le parti della casa  che interagiscono sia con gli altri oggetti, che con gli altri piani.

Allora, a rompere l’armonia sarà un tappeto?  O un lastricato da esterni in un interno? (Magari recuperato da qualche strada antica ?), Oppure un pavimento fatto come un collage di tante piastrelle colorate rotte? O a sparigliare le carte potrebbe essere una sola piastrella arrivata da un altra epoca? Dipende da cosa si agita nel cuore.

Ma poniamo che il pavimento sia il protagonista. Allora dovrebbe essere il ricettacolo di tutto quello che si vuole, dal momento che deve reggere, facendo andare oltre, ai compromessi. Intendo quei pezzi di arredo scelti per motivi di budget, oppure perché ci si trova nella fase di mezzo. Voglio dire capita che una casa piaccia da impazzire e poi piano, piano il fervore si spegne… ecco intendo il passaggio da un’emozione ad un’altra. In questi casi la cosa importante  è non far mai diventare una sottotrama più importante della storia che si vuole raccontare. A proposito qualunque sia il ruolo del pavimento, da considerare, non ci sarà modo di eluderlo. Ci si sarà sopra, dunque sarà la cornice di qualunque sguardo . Infatti gli  elementi architetturali e le superfici sono l’ossatura della storia che si sta raccontando.

A questo punto , dopo tutto quello che viene sopra,  bisogna  immaginare per ogni stanza eventi e protagonisti: una festa? La peggiore macchia di unto caduta sul parquet della cucina? Una perdita d’acqua in bagno? Quali sarebbero gli effetti sul pavimento? Forse diventerebbe col tempo, sempre più interessante? L’intreccio e i colpi di scena non sono da sottovalutare. E non bisogna dimenticare i cordoli.

Ora, come tenere tutto sotto controllo? Scrivere!Proprio così,  giusto qualche appunto, perché il trucco è partire dalla casa dei sogni e riuscire a trasformarla in realtà, avendo sottocchio obiettivi e colori e materiali per renderli un oggetto nel mondo fisico.

Elisabetta Guida

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