Non è il materiale che fa un gioiello.

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Le persone libere fanno cose belle. E Nikki Couppee è una di queste. 

I suoi gioielli sono così colorati ed opulenti che mai si immaginerebbe che sono fatti di materiali poveri come pezzi di reti da pesca in nylon,  resine,  legno,  polimeri, la plastica. E con l’aiuto di un po’ di solvente per le unghie, realizza perle, coralli e pietre preziose!

Una volta durante un’ intervista gli è stato chiesto quale fosse l’ideologia dietro l’idea di gioiello; lei parlò di Status Symbol, oggetti che servono a mostrare l’appartenenza ad un gruppo sociale, più che essere.

Mentre scrivevo… mi è tornata in mente questo magnifico Diadema a rappresentazione di tutti gioielli realizzati. Fu regalato da Napoleone alla figlia come regalo di nozze.


Ma le sue creazioni, consapevolmente o meno, sono l’esatto opposto. Scrivo così perché ha uno sguardo libero. Infatti se le sue fonti di ispirazioni sono i preziosi di re, regine e casate nobiliari o la bigiotteria antica, quello che fa non è il solito  ‘tributo’, ma qualcosa di differente e di pari dignità. Il suo punto di vista non è il vassallaggio. L’esigenza è esprimersi. 

Il suo modus operandi comincia con un idea arrotolata come un filo in un gomitolo che fluttua tra gli altri pensieri. Poi succede che vede il colore di un materiale o il  brillare di un altro quando viene colpito dalla luce. Così arrivano contemporaneamente il mare della Florida (è originaria di Pensacola Beach), la sua infanzia, i giocattoli, la vita a Oakland in California dove vive. Tutto insieme, in un impasto con l’immagine di qualche giornale di moda che ha sfogliato che l’ha colpita, la musica ecc… Senza dimenticare l’intuizione.

… e piano, piano il filo si srotola e si trasforma in un gioiello. 

Magia. 

Elisabetta Guida

Pensiero:

È bello vivere senza sovrastrutture. Quando guardo i gioielli di Couppee penso al piacere delle bambine di indossare bijoux, avere lo smalto sulle unghie, abiti particolari… perché mai più si riuscirà a vestire così liberi, sentendosi addosso ‘la polvere di stelle’, poi ci sarà lo guardò degli altri, o la fatica d’essersene liberati… ma ci sarà sempre un ombra.

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