Lucciole fuori stagione

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Cosa non si fa per un po’ di magia.

A Londra, il 21 aprile del 1749, fu suonata in anteprima la musica che avrebbe accompagnato i fuochi artificiali reali. Immaginate, che per ascoltarla, si formò un ingorgo di carrozze di tre ore.  Era una prova generale aperta al pubblico, presso i giardini di Vauxhall, dove c’erano sale da ballo, padiglioni cinesi, finte antichità, negozi, ecc… È incredibile come il tempo cambi le cose. Abitavo, in una casa a 200 metri a quelli che erano questi giardini, oggi è il parco di quartiere; sempre bellissimo e curato, immensamente più piccolo, ci fanno gare di giardinaggio, molti lo attraversano come scorciatoia per arrivare alla fermata della metropolitana ed al suo interno c’è un asilo. Ma, tornando allo spettacolo pirotecnico, per lanciare i fuochi sul Tamigi, fu costruito un palco di legno, lungo 124 metri ed alto 34, progetto affidato, dalla corona ad un ‘allora’ scenografo teatrale decisamente in vista: Giovanni Niccolò Servandoni.

Oggi, ai fuochi artificiali, sembra esserci un’alternativa. Cioè non a loro in se’, che sono insostituibili ed in continua evoluzione (in Canada ne hanno inventati alcuni che non fanno rumore), ma ad un altro modo di usare la luce negli spazi aperti e creare una nuovo tipo di sensazione: stupefacente/leggera.

Qualcosa di simile a un branco di lucciole in un bosco, all’imbrunire. 

A proposito, sembra che il loro problema sia l’inquinamento luminoso: perché le lucciole si illuminano per cercare l’amore. Succede  che Il maschio produce una luce intermittente, e se, alla femmina piace l’articolo, accende la sua, fissa, e voila: si incontrano ed è fatta. Cosa resa possibile da una molecola (chiamata Luciferina) che interagisce con un enzima (Luciferarsi) e l’ossigeno. Ma la luce artificiale manda in crisi la loro comunicazione: è come se non si ritrovassero più. Conclusione: le lucciole stanno diventando una rarità. 

Ma c’è un modo per  attirarle nel proprio giardino (o nel verde pubblico):  si devono piantare gelsomini, tarassaco, campanule, lavanda e Margherite. E tenere l’erba abbastanza alta per consentire a questi animaletti di stazionarci. Allora, arriveranno nei mesi estivi, adorano il caldo e l’umido.


Ma se si va cercando la meraviglia in uno schiocco di dita, allora  bisogna affidarsi alla tecnologia di Daan Roosegaarden, che ci sta lavorando da almeno due anni. E pare, abbia trovato il modo, visto che le sue luci illumineranno il parco pubblico di Bilbao durante il capodanno cinese -che cade proprio domani, 1 febbraio- . In sostanza saranno  di migliaia di forme luminose, create attraverso materiali degradabili, che galleggeranno nell’aria. L’accento sulla biologia li fa presentare come fuochi artificiali ecologici. Infatti questa  è anche L’idea  di Daan Roosegaarden. Ma non mi trovano d’accordo. L’atmosfera, le sensazioni, sono altro.

Proprio ieri guardavo una conferenza Ted sull’origine delle emozioni di Tiffany Watt Smitt. Raccontava, quanto, queste, dipendano dalla cultura in cui si è immersi, e certo tutti sentiamo tutto, ma a diversi livelli di consapevolezza. Ed è chi le percepisce maggiormente che alla fine da’ il nome all’emozione. Scommettiamo che saranno proprio i cinesi, che hanno inventato i fuochi artificiali, a definire questa atmosfera da lucciole fuori stagione? 

Elisabetta Guida

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