Le cellule di Seulgi Kwon

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Il potere dei simboli,verrebbe da scrivere. Perché Seulgi Kuon crea gioielli molto particolari, l’intento è mostrare l’origine primordiale della vita. 

Protagoniste le cellule, che, per questa artista, custodirebbero il nostro destino. Al loro interno sarebbero registrate gioie e dolori, questa sarebbe la sede dell’anima, e custodirebbero il mistero della vita.

Una cosa affascinante è che alla base del ragionamento c’è l’idea che una cellula è qualcosa che tutte le forme viventi, animali, vegetali ed umane, hanno in comune. Think Hand, il progetto di Seulgi Kuon, pare il manifesto del biocentrismo, per cui l’uomo sarebbe solo una delle tante creature dell’universo. 

L’altra è che i materiali usati non sono sostanze considerate preziose ma a rendere i colori e il movimento delle cellule (liberamente tratte) sono resine e silicone. Dunque ad considerato gioiello è la forma organica e tutto quello che sottintende.

Arrivano tanti pensieri: l’architettura organica dei primi del ‘900, il fatto che la biologia sia da considerata da molti il futuro. Ma soprattutto: appezzare questo tipo di gioielli potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione? 

Credo che la risposta sia da cercare nel potere di un simbolo. 

Intanto mettiamoci che niente rappresenta la vita, in modo più corale di una cellula. Per prescinderne bisogna tornare ai concetti di ‘respiro’ e di ‘uovo’.

Quindi: Collane, anelli, bracciali, orecchìni e spille sono archetipi.

A proposito…

Si racconta che La Dea Egizia dell’amore e della fertilità avesse una collana che fosse la sua personificazione. Solo toccando la collana si trasmetteva il flusso divino che trasmetteva piacere, fertilità o rinascita. 

Poi gli sciamani, che credevano che per possedere il potere del loro animale totem, dovessero indossare una collana fatta di parti di esso; piume, ossa o denti.

Mentre l’anello rappresenta la forma divina del cerchio, senza inizio ne fine. Ma anche una forma chiusa rispetto alle infinite possibilità (in inglese anello si dice ‘Ring’ così come l’arena della boxe;  per questo spesso rappresentano promesse o  patti). E dal punto di vista, della parte del corpo che si usa per indossarli, le dita sono lo strumento attraverso cui manipoliamo il mondo. 

Se si studiano i simboli che ci sono dietro ciò che è considerato dalle antiche culture africane (culla della nostra civiltà) mostrano di rappresentare: un talismano, la ricchezza di una famiglia, un’identità o un’appartenenza. 

Conclusione, sembra che  il titolo ‘gioiello’ sia qualcosa di decisamente impegnativo e dirlo delle creazioni di Seulgi Kuon fa sperare in un’altro modo di pensare.

Elisabetta Guida

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