La Biennale 2021 è un orchidea

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Alis alla Biennale di Venezia nel Padiglione Italia. La caratteristica di questa sala riunioni istantanea, da esterno e da interno è la flessibilità. Ipertecnologica e smontabile può essere facilmente trasportata e riutilizzata per funzioni alternative. Le pareti, i pannelli di chiusura, i soffitti e i pavimenti nascondono la maggior parte delle installazioni tecnologiche e meccaniche.

Mi piace ‘Alis’, l’orchidea prodotta da Tecno. Perché fondamentalmente rappresenta il ‘chaos’ … cioè meglio: l’arma a doppio taglio che lo rappresenta. E poco importa che sia pieno e confuso o vuoto. Il punto è che siamo noi la chiave.
Mi spiego:

1- Quando penso a Zaha Hadid – ‘Alis’ è un progetto del suo Studio- mi arrivano in testa pensieri sulla sua morte prematura o i suoi stranissimi edifici pubblicizzati dai giornali, mai alla sua grandiosità. Perché lei, era una grandissima. Avete presente la prima immagine che viene in mente quando si pensa ad un edificio? La geometria di Euclide… I piani.. Le rette… L’insieme ordinato di elementi verticali ed orizzontali…? Zaha Hadid  con le sue lauree, prima in matematica e poi in architettura ha rovesciato questa idea. Forme pure, scomposte, disarticolate frammentate. Non ci sono dogmi, non c’è una logica di sistema che tiene insieme il tutto. Ma possibili relazioni ma anche totale indipendenza.

2- Quello che definisce un essere umano è l’estasi, o ‘il flusso’. Il nostro sistema nervoso riesce ad elaborare informazioni per un massimo di 110 bit al secondo. Per farsi un’idea, capire una conversazione ne richiede 60.  Ma quando usiamo tutto lo spazio, entriamo nel flusso, cioè diventiamo quello che facciamo. In questi momenti la nostra esistenza è temporaneamente sospesa, non si sente la fame, la stanchezza, si dimenticano i problemi ed il tempo smette di scorrere. Ecco: lo stato d’estasi.
Chiaro bisogna arrivarci, riuscire a vedere quei puntini nel Caos che ci circonda che permettono di fare quello che siamo. Mihaly Csikszentimihaly, che ha formulato la teoria,  da sempre cerca di capire cosa sia la felicità. Pare la risposta sia raggiungersi, nel senso di  trasformare il nostro ‘se’ in un comportamento, in un azione, farlo diventare un qualcosa di concreto è allora che siamo nel flusso. 


Ora sovrapponete il decostruttivismo di Zaha Hadid alla teoria di Mihaly Csikszentimihaly. Aggiungete ‘Alis’, il  cubo di vetro abbracciato dai petali di un orchidea. 

Non ci sono messaggi urlati o spettacolarizzati, nati da indagini marketing su quello che va in questo momento. Alis bisogna raggiungerla. Ed è questo spazio che adoro. Certo è uno strumento, nella fattispecie una sala riunioni, ma quello che credo la faccia trascendere è il messaggio. È un invito a raggiungere la centratura ed essere ciò che siamo.
In tutto questo c’è la Biennale di architettura di Venezia -è esposta nel padiglione Italia- il cui tema è: uno spazio per stare insieme. Sapete che, sempre  Mihaly Csikszentimihaly, dice che quello che conosciamo della storia passata e’ un insieme di ‘Estasi’. Dunque scendiamo dalla ‘ruota’ e cominciamo ad essere. Elisabetta Guida

(Mentre scrivevo l’articolo ascoltavo la playlist ufficiale della Biennale di Venezia su Spotity: ‘How will we live togheter?’ Ho adorato questa: Flocking Tejas di Martita Vial de la maggiora (https://youtu.be/cTzlYxAi9qE). l’ho trovata perfetta rispetto a quello che ho cercato di esprimere). 

Fonti:

  • Jacques Deridda, decostruttivismo Zaha Adid
  • Concetto di ‘Caos’
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