Il mondo intorno. (Marshall Vernet)

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Premessa su come ho impaginato: ho inserito tutte le fotografie esattamente come mi sono arrivate per email perché mi sono accorta di una magia. Provate a farle scorrere, guardandole ma senza puntare l’attenzione sui particolari… proprio fate scivolare lo sguardo fino all’ultima, vedendole col cuore e l’emozione (per adesso lasciate perdere la testa). E sarà come essere accarezzati da un’onda.

In genere sono abituata a pensare a strade, case, città, mare, montagne, cioè il mondo in cui si muove, come a una scenografia. Ma quando vedo Le fotografia di Marshall Vernet mi ritrovo nello stesso stato d’animo dell’attimo in cui capita di vedere un animale selvaggio. Quella vita, altro da me.

C’è’ da chiedersi cosa sia via vivo e cosa no, meglio se bisogna fidarsi dello stato dell’arte. Per esempio nel Giappone antico si credeva che i sassi fossero esseri viventi perché capitava che crescesse il muschio, dunque la deduzione era che respirassero. Ma, anche, se provate a guardare un bosco; dall’alto sembrerà che le piante, grandi e possenti da sotto, siano morbide come peluche. Quello che voglio dire è che non bisogna dare troppo credito a ciò che per convenzione viene considerato vero.

Ma al di là.

Il fotografo americano ha partecipato, la scorsa settimana, al Mia -la fiera internazionale d’arte dedicata alla fotografia-, a Milano, con la Casagalleria Montegeneroso.
Così ho approfittato per fare a Marshall Vernet una domanda che mi girava in testa da un sacco di anni.

Parentesi

La Casagalleria Montegeneroso è un posto molto curioso. Anzi per la verità è un progetto essendo una vera e propria casa. Infatti ci si va solo prendendo l’appuntamento e si trova a Rovio in Svizzera in una casa del 1700. L’idea è condividere la passione per fotografia. Certo tutti lo dicono, ma in questo caso è esattamente come se si andasse a casa di amici e si curiosasse per le stanze e lo studio fotografico del marito di Silvia, che gestisce la Gallera, Yuri Catania. E magari vedere cosa c’è dietro la magia del ‘clic’.

(Parlo proprio del suono, quel particolare rumore che trovo sia polvere di stelle o abracadabra. Adoro il clic della reflex! Ci farei una sinfonia!!!)

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Ho chiesto a Marshall Vernet qual’e’ il suo modo di vedere il mondo. Perché quello che veramente volevo sapere era cosa lo spingeva a dare alle sue immagini una definizione da scoltura.
Penso alle goccioline dell’acqua che si liberano dall’infrangersi di un onda su una scogliera, piuttosto l’ombra dei cipressi. Se guardate il paesaggio montano pare che la neve si possa toccare (dal vivo le fotografie di Marshall Vernet sono assolutamente incredibili).
Dunque ‘cos’è la realtà?’

“Per me tutto è architettura. La natura è una forma architettonica. È questo che voglio rappresentare”

Dunque è la superficie il punto attorno a cui tutto ruota. (Anche se io continuo a vederci la pelle di misteriosi esseri viventi). Elisabetta Guida





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