E se, tutto al mondo, fosse una scatola?

Share

A pensare a tutto il costruito del mondo come scatole, Il Tropicario di Bogotà è una bottiglia di profumo.

Un discorso di forma, connessioni… un profumo non ha concretezza così è la scatola che gli dà un’ identità corporea, da una parte creando separazione, dall’altra connessione. Lo scopo finale è entrare in risonanza con chi è affine.

Insomma la bottiglia è un ponte, esattamente, come il Tropicario. Una serie di costruzioni pensate come isole galleggianti suddivise in sei collezioni, foresta umida, foresta secca, collezioni speciali, piante umide e biodiversità. Intorno una foresta di palme da cera. Dichiarata pianta nazionale questo albero ha una crescita molto lenta vive un po’ più di cento anni e sono a rischio di estinzione. Ma questa è un po’ tutta l’energia del progetto.
L’idea è raccogliere le piante la cui vita è minacciata, durante spedizioni botaniche e ricreare gli ecosistemi di riferimento.

Una curiosità sul vetro:

Vetro e serre sembrano andare insieme per automatismo. In realtà là produzioni di lastre di vetro di dimensioni sufficientemente grandi e resistenti per creare strutture che potessero sostituire le pareti, arrivò solo con l’industria. La prima serra ad essere riuscita nell’impresa è stata Temperate House a Kew Garden, disegnata nel 1800 dall’architetto Decimus Burton e restaurata nel 2018.

L’intento di ‘Nodi di diversità’ -il nome del progetto-, attorno a cui ruota il Tropicario, è creare più connessioni possibili per creare un cambiamento, cioè che si pensi in modo simbiotico tra logiche urbane e logiche ambientali. Questa è il tipo di energia che vuole diffondere ed entrare in risonanza.

Certo l’ambiente in cui opera non è dei più facili. La deforestazione selvaggia, l’estrazione mineraria illegale, l’allevamento estensivo del bestiame, lo sfruttamento delle materie prime, pare abbia messo la Colombia all’ottavo posto tra i maggiori responsabili del deterioramento del pianeta.
Forse è questo il motivo per cui queste costruzioni di vetro hanno l’aspetto di flaconi di profumi: separare per comunicare un messaggio diverso.

Purtroppo non è così per tutti i progetti.

Il lato oscuro della ‘tutela ambientale’

Il due ottobre scorso gli attivisti di Survival international hanno protestato per denunciare i crimini compiuti nel nome della conservazione ambientale.
Infatti la soluzione, secondo alcuni, sarebbe quella di convertire il 30% del pianeta in area protetta entro il 2030. Questo significherebbe espropriare i popoli indigeni dalle loro terre calpestando i più elementari diritti umani.

Elisabetta Guida




Prendete l’a

error: Content is protected !!