Dentro un faro

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I fari sono un esempio di come la reputazione si possa perdere in un battito di ciglia. Siamo passati dal Colosso di Rodi, ritenuto uno delle sette meraviglie del mondo, a film tristissimi -come “La luce sugli oceani” con Fassbender che fa il guardiano del faro-. Sarà tutta una questione di cattivo karma da smaltire. Per fortuna il tempo è passato ed oggi è tutto diverso. Intanto l’orientamento delle imbarcazioni è affidato ai sistemi GPS, mentre i fari rimasti funzionanti sono completamente automatizzati. Gli altri sono diventati hotel, case da sogno, luoghi magici.

A proposito, in Danimarca c’è il Rubjerg Knude Lighthouse; qualcosa di associabile ad una bulle de neige, sarà che è l’immateriale a caratterizzarlo.

Lo accesero il 27 dicembre del 1900. Poi a partire dal 1910 il vento cominciò a soffiare. Fu così incessante che decennio dopo decennio dopo riuscì a formare una duna di sabbia talmente alta che riusciva a coprire il segnale sonoro che doveva essere lanciato in caso di nebbia. Ancora il vento e la pioggia resero impossibile mantenerlo come caffè e museo, una volta dismesso. Sempre c’era il rischio che crollasse in mare. Quando, il Danish Nature Agency e la Hyorring Municipality lo fecero restaurare, lo studio di architettura che prese il lavoro dovette sollevarlo dalle sue fondamenta e farlo indietreggiare di 60 metri. Addirittura, ad oggi, non si sa per quanti anni resisterà, tutti i materiali sono riciclabili, dunque si penserà se destinarli ad altri progetti o procedere ad una nuova ristrutturazione. Nel frattempo chiunque passi di lì può entrare e salirci. L’idea è sperimentare la verticalità: scale trasparenti e un gigantesco caleidoscopio che cattura e irradia la luce del sole per rifletterla all’interno. Sopra si trova la vista sulla natura di un pezzetto di Jutland settentrionale. L’impermanenza: bella la bellezza leggera. 

E un incanto è  il faro di Brucoli in Val di Noto. La sua particolarità è quella di essere stato costruito sulla punta di un borgo così antico da sorgere accanto al castello Aragonese -una fortezza voluta dalla Regina Giovanna nel 1467 per proteggere la costa dalle incursioni arabe, vigilare sul commercio fiorente e stoccare le merci-. Certo, oltre a trovarsi in un paesaggio protetto dall’Unesco ed avere un’impareggiabile vista sull’Etna. Tutto questo ha fatto si che la Pubblica Amministrazione abbia inserito l’immobile tra i beni di particolare pregio e ne abbia vincolato la concessione a particolari destinazioni d’uso. Oggi il faro di Brucoli viene definito come “Luxury Lighthouse”. E per una volta  la  parola “lusso”, non è usata a sproposito per definire la casa dentro questo faro, a disposizione di chi vorrà abitarci per qualche giorno-. (Una curiosità: lo studio di architettura che l’ha restaurato ha raccontato che le planimetrie originali del faro vennero perse in un incendio ma fortunosamente ne riuscirono a recuperare una… Magia!)

“Lighthouse”, il vecchio faro della città di Harlingen, nei Paesi Bassi,  è un altro progetto curioso. Si tratta di un vecchio faro diventato un rifugio “per due” su tre piani dagli arredi “un po’ tanto” pratici. Ma il romanticismo ce lo metterà chi riuscirà a passarci qualche notte. All’ultimo piano, nella stanza della lanterna, c’è un tavolo attrezzato per due, mentre si prende un aperitivo, circa tre ore dopo la bassa marea, volendo si possono ascoltare le conversazioni tra l’autorità portuale e chi cerca un ormeggio per la propria barca.

E c’è un faro in Galizia costruito intorno al 1887 su un isolotto, collegato alla terraferma da un ponte che da’ la sensazione d’essere alla fine del mondo… un po’ le colonne d’Ercole per i medievali. Si tratta dell’Isla Pancha Lighthouse trasformato in hotel di lusso, che per colori e stile ti fa sentire lontano dal mondo. Pur nella bellezza di arredi e ambienti si ha quel senso di disorientamento, leggero come uno spiffero, che ti si muove tra l’ombelico e il cuore.

Elisabetta Guida

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