Camere da letto

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Dormire nello stesso letto del Duca d’Orleans, era piuttosto scomodo: occupava tutto lo spazio e non voleva neppure essere sfiorato perché aveva il sonno leggero. Almeno così racconta Elisabetta Carlotta, la principessa palatina che scrisse lettere alla zia che la crebbe -dopo il divorzio dei genitori-, sulla vita in Francia. 

Certo c’era anche chi riceveva a letto, come un’alternativa di conversazione con gli ospiti. Si trattava della Marchesa de Rambouillet che riteneva la corte di Enrico IV troppo volgare per i suoi gusti. Ma si dice anche che fosse malata, non poteva più frequentare la società e dunque trovò un escamotage per farla venire al suo domicilio. Resta che il suo fu uno dei più famosi salotti letterari nei secoli e l’idea che faceva passare, in aperta opposizione al re, era che le persone  quando erano tra lenzuola e coperte erano più vere. 

Ma a parlare di camere da letto, quella di Louis XIV impegnò addirittura l’astrologo di corte. Perché il luogo dove il corpo fisico del re sole riposava doveva essere proporzionalmente distante in passi, rispetto alle altre stanze, come la terra ai pianeti. E a proposito Michelle Perrot  ci ha scritto ‘The bedroom. An intimate History’. Nel senso, non solo riferita a quella di Louis XIV ma al rapporto camera da letto / stato/ famiglia. Dice che queste stanze sono parentesi spazio/temporali e rappresentano la storia intima di una persona come di una società.

Effettivamente le camere da letto sono proprio posti così, luoghi  di riposo, sesso, amore, malattia, morte, noia, insonnia, prigionia, potere. Ma anche di credenze; per esempio  se mai passaste per la casa di Rembrandt ad Amsterdam vedreste letti particolarmente corti… la ragione è si usava dormire seduti perché ci si fosse sdraiati il sangue sarebbe andato al cervello e allora… pazzia alla porta!

Conclusione: quanto raccontano le case di noi.


Li per li, viene da pensare quanto sia difficile arredare, quanti implicazioni, il retro pensiero, cosa si va a rivelare e via così… ma poi il trucco è non pensarci e non farsi manipolare. 

Di sicuro c’è il discorso degli archetipi, della grande coscienza collettiva che spiegherebbe la ragione per cui ognuno di noi sia immerso nel suo tempo e dunque veda il mondo filtrato da quella luce.  Penso alla percezione del bello, del senso di casa, o dei significati che danno ad una stanza, un mobile o ad un accessorio. Ma è davvero così? E se lo è qual’è lo spazio della scelta?  Ad una conferenza ted c’era questo psicologo che sosteneva che la libertà è nell’imprevisto, per me nel desiderare e credo valga anche nell’arredamento. 

Elisabetta Guida

Fonti:

  • Elisabeth Charlotte Orleans ‘works’
  • Per la marchesa de Rambouillet Wikipedia & siti vari.  Basta mettiate su gallica il suo nome, anche se si tratta di libri per la maggior parte di letteratura. Parentesi: se cercate un libro più o meno ‘vecchio’, francese, cominciate a cercare su questo sito perché è tutto online, tutto gratuito.
  • Un mio ricordo di un viaggio ad Amsterdam
  • Quanto a ‘The Bedroom. An intimate history’ ho scaricato il primo capitolo omaggio su apple e mi è sembrata che l’impostazione fosse molto sociologica. 


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