Visitatori a Versailles

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Sarà come in “Midnight in Paris”, ma senza i Fitzgerald, il Charleston e gli anni ’20 perché ci si troverà nella Versaille tra il XVII e il XVIII secolo al seguito di qualche missione diplomatica. E a scriverla così sembra un incontro faccia a faccia la noia della politica. Certo il potere c’entra, ma solo la sua superficie: fa come fanno i fiori che usano la bellezza per sedurre gli insetti.

Ciotola in porcellana di Sevres per risciacquare le mani. Appartenuta alla Regina Marie Leszcynska

E a Versailles sono riusciti tanto bene che la magnificenza ha avuto una vita propria, autonoma, è diventata la Francia e poi s’è sparsa per l’Europa indipendemente dalle vicende dell’Ancient Regime. Sto pensando alle scarpe di Laboutins -quelle con la suola rossa- e al fatto che il primo ad averle inventate e portate fu Re Sole. Oppure al “servizio di piatti” fino ad allora , alla cucina francese che non è altro che una variante di come si mangiava a Versailles , agli elementi d’arredo e la lista è infinita.

La Galleria degli Specchi. Sebastien Leclerc il vecchio

La fontana di Latona vista dall’alto. ©ChateaudeVersailles

Laurent Salomé, il conservatore della Reggia di Versailles, racconta che il principio di tutto cominciò una mattina del 1682 quando in una seduta governativa  proclamò la monarchia assoluta.

Giustacuore per le grandi occasioni della Maison du Roi all’epoca di Luigi XVI

Da allora la persona del re fu la Francia e la residenza cosa pubblica.

Ed è qui che comincia il viaggio: “Visitatori a Versailles. Viaggiatori, Principi, Ambasciatori”. A proposito fu il monarca in persona a far stampare la prima guida della Reggia.

©ChateaudeVersaille

Ma prima di attraversare la piazza e superare prima le guardie francesi, poi quelle svizzere, raggiungere il cortile e arrivare al cospetto del re protetto da 4 compagnie e cento soldati scelti (viene da chiedersi come i rivoluzionari siano riusciti ad entrare a Versailles) bisognerebbe capire quali potrebbero essere i giorni migliori tra il 1682 e il 1789.

la passeggiata di Luigi XIV nel bosco dei Bagni d’Apollo

Per primo sarebbe da considerare il sistema dei trasporti. Cominciato a svilupparsi dal 1660 per via dei frequenti sogggiorni del re alla Reggia intorno al 1700 per raggiungere Versailles avreste avuto due possibilità: in carrozza, ed il prezzo dipendeva dalla comodità, oppure fare un tratto di strada in battello (partiva ogni mattina alle 8 da Parigi) fino a Port Royale. Certo a meno che non possedeste un mezzo proprio.

Una sala dell’esposizione

Poi scegliere chi impersonare.

Fattore importantisssimo considerato che il re non ospitava a palazzo tutti i visitatori ed appena Versailles aprì i battenti c’era un solo hotel.

Una camera dell’hotel Petit Moulin.. Ognuna è diversa dall’altra

Personalmente consiglierei Parigi. Ho scoperto nel Marais (la parte di città sfuggita alle trasformazioni del Barone Haussmann) il Petit Moulin: un hotel all’interno di un palazzo antico e tutto arredato da Christian Lacroix.

Il Petit Moulin

Una camera dell’Hotel Petit Mouline arredata da Lacroix

Un misto di stili, tempo ed epoche in versione  estrosa  perfetta da associare a una giornata a Versailles. Credo che a Maria Antonietta sarebbe piaciuto.

Specchio da Toilette dato in dono alla Comtesse du Nord (la moglie del granduca Paul de Russie) quando visitò Versailles nel 1782

L’alternativa potrebbe essere il Pavillion de la Reine, decisamente più classico. Ma la particolarità è che si trova in Place des Vosges. Proprio qui Enrico II nel 1559 durante un torneo sfidò il comandante delle guardie reali. Una lancia colpì il re ad un occhio e mori dopo dieci giorni di agonia all’Hotel des Tournelles. Totale: Caterina De Medici fece abbattere  il palazzo e la piazza venne ricostruita come è oggi da  Enrico IV.

Ora se pensate stia divagando considerate che gli ambasciatori  prima di essere riicevuti a Versailles per la Cerimonia dovevano passare due giorni in città, visto che la prima uscita pubblica era prevista a Parigi.

Festa notturna al Petit Trianon

Abito alla francese della principessa Lamballe 1775 .

E se optate per questo ruolo o comunque per essere parte del personale diplomatico  è importante sapere che per chi arrivava da un paese europeo il protocollo cambiava in base a una moltitudine di fattori. Ma il rango del diplomatico, l’importanza del paese rappresentato, se fosse un principato, una Repubblica o un reame, la religione del suo principe, i legami familiari che eventualmente legavano i due paesi: sparivano se si solleticava il fascino dell’esotico. La vera “Grandeur” era riservata agli ambasciatori non europei.

Gli ambasciatori si Siam

©ChateaudeVersailles

Per loro il protocollo fu assestato sulla visita dell’ambasciata di Siam (Thailandia): cerimonia nella galleria degli specchi e giochi d’acqua nei giardini.

©ChateaudeVersailles

Chissà se  capitaste in un giorno del 1699 potreste sentirvi chiedere dalla Duchessa di Borgogna -che era arrivata in ritardo al balcone di Madame de Maintenon- di rifare il corteo. Un anno importante è stato il 1778, quando Benjamine Franklin arrivò a Versaille. O almeno, importante, per “Visitatori a Versailles”, essendo questo viaggio nel tempo organizzato con il Chateau de Versailles dal Metropolitan Museum Art di New York, dove la mostra andrà la prossima  primavera.

©ChateaudeVersailees

Con ciò non è che siete obbligati ad entrare in qualche corpo diplomatico. A Versailles andavano artisti chiamati per fare qualche lavoro. Le persone comuni potevano vedere il re solo durante la messa, a cui era obbbligato a parteciparvi quotidianamente, oppure durante l’ostensione delle mani. A riguardo si credeva che il re poteva guarire la tubercolosi. Così Versailles divenne meta di pellegrinaggi sia di sudditi che stranieri. Certo chiunque poteva chiedere udienza al re per chiedere un’opinione, risolvere una questione  o chiedere finanziamenti.

Dettaglio della Sala del Congresso ©elisabettaguida

E questi ultimi vi faranno comodo se vorrete trattarvi come un Principe ed arrivare nella capitale francese trasportati da uno dei Partner ufficiali della mostra: l’Orient Express. Pensate, partireste da Venezia. Due città romantiche in una manciata di giorni, il rischio è che poi il resto del mondo non vi piaccia più.

Treno per Versailles Rive Gauche da Parigi, Tocca le stazioni di (stazioni di Javel – Champ de Mars Tour Eiffel – Pont de l’Alma- Invalides – Musèe d’Orsay – Saint-Michel Notre Dame – Gare d’Austerlitz – Bibliotheque Francosi MItterand. Rer C (linea Gialla). Circa €1.80 a tratta

Di sicuro in qualunque vita sceglierete di entrare a Versailles vedrete la vita  che popolava la reggia nel periodo d’oro. D’altra parte è stata questa l’idea degli organizzatori. Se fino a alle esposizioni precedenti ( “Le tavole reali”, “Feste e divertimenti della Corte) si è voluto mostrare il quotidiano della Reggia, con “Viaggiatori a Versailles” s’è cambiato il punto di vista; Il re e la nobiltà sono visti dall’esterno. Come se le mura e le pareti delle stanze degli anni d’oro del castello fossero diventati di vetro. Progetto che si è basato sugli studi diretti da Jean François Dubost: “Les etrangers a la Cour de France au temps de bourbons (1594/1789): strategies, apports, suspicious”. Elisabetta Guida

 

 

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