Diamanti: variazioni sul tema

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©elisabetttaguida

13 Agosto- Questa mattina prima di infilarmi i diamanti disegnati da Francesca Mo, pensavo a quanto mi piace l’anello in plastica, ancora più di quello in argento. Lo trovo geniale: il contrasto, la bellezza. Proprio la bellezza e il portato di valori e significati attribuiti a questa pietra preziosa. In un romanzo giallo leggevo che la tradizione di regalare alla fidanzata il diamante era nata quando in tempo di peste si pensava la purezza di questa pietra proteggesse dalla malattia. Ed è interessante l’associazione con plastica, un materiale che si considera vile. Oltre certo all’idea di forma. Ma la plastica. Un po’ di tempo fa avevo fatto una ricerca sulla pietra filosofale, si diceva che capace di tramutare ogni sostanza in oro sarebbe qualcosa che abbiamo sempre sottocchio e a cui non diamo la minima importanza. Chissà, forse se nel 1400 la plastica fosse esistita allora avrebbe potuto essere una candidata. Però potrebbe anche essere che per arrivare alla fantomatica sostanza ci si fosse dovuto lavorare un po’, magari con un mix d’ingredienti. Dunque se l’avessimo trovata noi questa pietra filosofale e poi ci sarebbe voluta Francesca Mo per fare la trasmutazione? Si sa, alla magia bisogna crederci, se fosse routine o quello che si fa passare per scienza (mentre è sempre applicazione della legge statistica -come i manuali di diritto penale insegnano-) che incantesimo sarebbe? Ricordo che si diceva che in una casa di Londra uno studioso di Kaballah sia riuscito a smaterializzarsi e passare attraverso le pareti… Mah… E comunque a parlare di oro, ci sarebbero mille significati, mille sfumature. Potrebbe essere anche un modo di pensare che vale oro. Nella fattispecie: basta ostentazione. Di sicuro Francesca è un artista, non di quelle che si proclamano tali e altro non sono che una macchietta. Elisabetta Guida

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