Tra una scarpa e una città

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(c)IdaRak
Stefano Boeri (c)elisabettaguida

Non ricordo quale stilista diceva che prima di uscire di casa bisogna mettersi qualcosa che non c’entra niente con tutto il resto. E Milano è così. Lo dicevano la scorsa settimana in un dibattito Italo Rota, Michele Rossi e Stefano Boeri nello showroom Lualdi.

L’antico teatro d’opera oggi sede di Lualdi showroom. (c)elisabettaguida

Una città a struttura radiale con uno stretto rapporto tra geometria e storia, perché più ci si allontana dal centro più si allenta il legame con passato. Ma quello che andavano sottolineando erano gli “elementi di discontinuità consapevole” nel suo tessuto urbano.

Italo Rota, Massimiliano Rossi, Stefano Boeri (c)ElisabettaGuida
Palazzi interni (c)elisabettaguida

Così mentre parlavano, mi si sono stagliate nella mente un paio di scarpe disegnato Ida Rak, un artista israeliana lavora con la carta.

Un po’ perchè sono convinta che tra una citta, un edificio, una borsa e vestito non ci siano differenze: s’indossano. Certo in maniera diversa ma nello stesso rapporto di una goccia di profumo e un paio di scarpe.

(c)Idarak

Poi perché il discorso ha girato sull’idea di armonia. E lo scopo della mia vita è raggiungerla. Sarà che mi innamoro sempre di uomini che hanno la grazia… -sapete quelle persone che anche quando sono strette su un vagone della metropolitana all’ora di punta hanno l’aura di una ballerina di Degas?- . Beh  qui se ne parlava in termini decisamente morbidi. Ma forse semplicemente contemporanei. Dicevano dell’elemento discontinuo nell’uniformità ed io pensavo alla bioarchitettura, alla nuova idea di bellezza che comprende anche l’irregolarità; quell’elemento che sembra sospeso…

(c)IdaRak

Che ha rileggere sembrano ragioni sconnesse, ma cosa c’è di più legato all’anima di una scarpa? In più metteteci l’allegria dei colori e la fragilità della carta e voilà: noi.

Milano nel tardo sedicesimo secolo, circondata dalle mura spagnole. Via Wikipedia.

Quanto a Milano in senso stretto s’è parlato di “cascata verde”, un progetto che prevede di dare alla città, foreste, colline, prati; della rivoluzione, di qualche decennio fa, che ha messo fine alla separazione tra interno ed esterno nel modo di progettare un a casa; e del cambiamento climatico visto come opportunità.

Ma la cosa più gustosa di tutte, è stato lo showroom Lualdi. Avreste mai immaginato che in Foro Bonaparte al numero 74 nel 1800 c’era un teatro d’opera? Elisabetta Guida

Ps- Di questo passo idea per quando si è in attesa di qualcosa o qualcuno e il tempo non passa, guardarsi intorno e se ci sono mobili abbinare persone pettinature, vestiti, smorfie ecc.., mentre se ci sono persone il contrario.