Tra Parigi e Modigliani: parole “d’ambiente” (come il genere musicale)

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Modigliani nel 1905. Via Wikicommons
Il logo del Blue Train (c)Tamorlan – CC BY-SA 3.0- Via Wikimedia Commons

La Gare de Lyon- Non sono riuscita a scoprire se Modigliani fosse arrivato a Parigi con il Blue Train. Lo chiamarono così per via delle sue carrozze Blu, nel 1923 ci fu una campagna pubblicitaria “Estate in costa azzurra con il treno blu”, ma il suo nome era Calais Mediterranèe Express. Fu costruito dalla Compagnie Internationale des Wagons-lits, la stessa dell’Orient Express – a proposito, curiosità: Agatha Cristies vi ambientò il romanzo: “Omicidio sul Blue train”-.

La copertina della prima edizione, (c)Ibs.it
(c)Arnaud 25 – Opera propria, via wikicommons

All’inizio il suo percorso fu una necessità più che una scelta, dal momento che le tratte più veloci per raggiungere Parigi erano opzionate dalla concorrenza, ma poi fusioni proprietarie e nuovi accordi commerciali cambiarono le cose. Ed è questo il punto: nel 1904 entrò in servizio, da Roma il treno “Cote d’Azur Rapide” e nel 1905 l’“Extra-Rapido Notte”.

(c)BlueTrainRestaurant

Quello che so è che Modigliani arriva alla Gare de Lyon nel 1906 dopo 27 ore di viaggio (un tempo di percorrenza nella norma per l’epoca – pare che, solo qualche anno prima, i viaggiatori, usassero pernottare nelle città di confine durante i controlli doganali-). E, oltre che alla Gare de Lyon i treni da e per l’Italia fermavano anche alla Gare d’Austerlitz. Beh io ho scritto a tutti, compresa la Fondazione Modigliani.

(c)simon tunstall, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
I lavori della metropolitana , linea !, Gaston Brun. Musée Carnavalet,(c)elisabettaguida

Rimane da pensare, che forse, appena sceso dal treno il pittore si sia fermato a prendersi un tè al caffè- ristorante Train Bleu? Immaginate, è stato aperto nel 1901, all’inaugurazione andò il presidente della Repubblica d’allora. Lì sono passate le dive di fine secolo e vari personaggi illustri. E se l’atmosfera che si respira oggi appare un po’ troppo opulenta, il caffè-ristorante Train Bleu resta una boule de neige di una Parigi che non c’è più. Catapulta nei primi anni del 1900, quando La Gare de Lyon era appena stata costruita in occasione dell’esposizione universale e i viaggiatori arrivati in stazione erano ammirati da quello che fu, ed è, l’orologio più grande della capitale francese.  Ma Modigliani? Un discorso che avrà sentito per Parigi, quasi come fosse un sottofondo, era legato ai funghi champignon. Proprio in quegli anni le coltivazioni vennero sposate fuori città, a causa del progresso: lo sviluppo della rete metropolitana ne riduceva le possibilità di coltivazione nelle grotte.

Beatrice Hastings
L’interno da Chez Rosalie (c) Georges Alliés (old photo) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
L’esterno di Chez Rosalie. Via Wikimedia Commons

Montparnasse – A Montparnasse Modigliani abitava all’ 8 di Rue De La Grande Chaumiere. Risiedeva qui, quando morì all’alba del 24 gennaio 1920  in una stanza dell’Hopital de la Charitè. Probabilmente, durante la sua vita, sarà passato, o avrà comperato il pane al 105 di Rue Vercingetorix, un panificio che ha aperto l’anno in cui Modigliani è arrivato a Parigi e c’è ancora oggi.  Spesso, anche quando stava a Montmartre, andava a consumare i pasti da Chez Rosalie. La proprietaria era un modella italiana che quando portava il conto si accontentava dei suoi disegni. Proprio da Chez Rosalie conobbe Beatrice Hastings e fu la passione. Ebbero uno di quegli amori in cui ci si prende, ci si lascia, si battono le porte…  Il locale, che oggi è un appartamento è aperto dai proprietari, giornalista politica e uno chef,  come ristorante pop up -quei luoghi improvvisati, segreti & insoliti dove potere mangiare- (Fonte: https://www.theguardian.com/travel/2017/nov/19/naked-attraction-art-modigliani-paris-montmartre-montparnasse).

Un’antica cartina di Parigi con la collina di Montparnasse

Viene da pensare che non siano per davvero la reincarnazione di Beatrice Hastings -che lavorava per un giornale e andava da Chez Rosalie per trovare notizie- e lui Modigliani, in questa vita Chef per la troppa fame sofferta nell’altra. A Montparnasse con Anna Achmatova, l’artista passeggiava per le strade del Parco Monsouris. E certo avranno visto la stessa giostra che fa mostra di sé ancora oggi -pare sia una delle più antiche di Parigi”. Storia curiosa quella di questo parco.

Parc de Montsouris via Wikimedia Commons

Costruito alla fine del secondo impero fu un regalo del Barone Haussmann alla città, perché a detta sua. di quel terreno non sapeva che farsene. Anni dopo Prevert ci aveva ambientato una sua poesia… (“mille anni e poi mille anni, non possono bastare, per dire, la microeternità, di quando m’hai baciato, di quando ti ho baciata, un mattino nella luce dell’inverno, al Parc Montsouris a Parigi, a Parigi, Sulla terra, Sulla terra che è un astro”).

Anna Akhmatova nel 1906

D’altra parte il 14 arrondissement ha un debole per la poesia. Predete il suo nome: Parnaso, come il poeta greco. Quanto al “monte” cominciò tutto quando Filippo II di Francia decise di far costruire a Les Halles i primi mercati generali. Poi il mercato come la città s’ingrandirono sempre più. Hugo parla di Les Halle come del “ventre di Parigi”. Accanto al mercato si addossava il cimitero degli innocenti, addirittura le tombe avevano alzato di 22 metri il livello rispetto alla strada. Ma un giorno, una fosse comune crollò in una cantina: fu la fine del luogo di sepoltura. Luigi XVI firmò un decreto con la quale avrebbe ceduto ai banchi dell’orto-frutta i terreni. Si decise di trasferire i defunti nelle cave sotterranee di calcare usate per costruire Parigi. Così si cominciò a scavare e i detriti andarono a formare una collina attorno alla quale verso la fine del XVIII secolo gruppi di studenti andavano a declamare i versi dei poeti greci. E dunque ecco Parnaso.

Le Lapin Agile dipinto da Maurice Utrillo

Montmartre-

Frédé intrattiene gli ospiti a Le Lapin Agile. Via Wukipedia
c)elisabettaguida

Sono le persone a fare un luogo, la prova è Montmartre. Modigliani e gli altri amici passavano ore sulla terrazza del Caffè-Ristorante Bouscarat che affacciava sulla chiesa di San Pierre (adoro San Pierre: se mi permettete un consiglio lasciate perdere il Sacre Coeur e tuffatevi nell’ atmosfera medioevale di questa chiesa risalente al 1134). Tra loro c’era il Barone Pigeard: un personaggione. Fondò l’Union Maritime de la Butte Montmartre. Chiaro Modigliani, nato a Livorno, fu un socio, considerato che le qualità che dovevano possedere era essere stati almeno una volta nella vita su una barca.

La fontana di Place Pigalle
c)ElisabettaGuida. Musèe Montmartre

Oltre a bere d’un fiato un bicchiere d’acqua salata, conoscere canzoni marinare, mangiare come un marinaio e dimostrare di sapere sputare dritto. Ma il Barone era una persona generosa: nell’associazione entrava di diritto chi donava piccole imbarcazioni ai bambini di di Montmartre. Lo scopo era fare corsi di barca a vela tenuti dal Barone stesso, “a secco” (perché nel quartiere non c’era acqua) mimando i movimenti. Ma la fatica e l’entusiasmo del Barone non furono ricompensati.

Il Bateau-Lavoir nel 1910, Via Wikimedia Commons

Così le cene con Modigliani, Max Jacobe (che era Bretone e cantava come nessuno “La langouste Atmospherique”) e gli altri vennero sostituite da incontri molto più particolari. Il Barone si diede alla droga e invitava gli amici a casa, nel suo “villino” nel Maquis (una sorta di favelas di allora) per provare qualche paradiso artificiale.

Picasso ritratto da Modigliani

Rimane che se Montparnasse deve avere qualche legame con la poesia, Montmartre ce l’ha col mare. Qualche anno prima dell’arrivo di Modigliani, Georges Braindinbourg si era candidato a sindaco del borgo ed una delle sue proposte fu quella di ingrandire la fontana di Place Pigalle per farci un allevamento di merluzzi. Ora lui lavorava come umorista per un giornale, ma alle elezioni del 1898 s’era presentato per davvero.

Max Jacob ritratto da Modigliani

Ma al di là, Modigliani a Montmartre sembra abitasse al Bateau Lavoir, un immobile difficile… non c’era gas, elettricità e l’acqua arrivava solo fino agli appartamenti del primo piano. Il proprietario aveva ricavato in tutto l’immobile 10 abitazione, dalla suddivisione precaria, si dice che all’interno sembrasse un labirinto.

(c)elisabettaguida, Musèe de Montmartre

Tuttavia, Modigliani non doveva essere uno che si perdeva d’animo. Il suo club preferito era il Lapin Agile, proprietario era un certo Fredé (Frederick Gerard) che in genere stava in cucina ma ad un certo punto della serata stabiliva era arrivato il momento di fare musica e così intratteneva gli ospiti.

Ma Frédé non era un musicista improvvisato ma un cantante che di giorno faceva servizi di portierato. Del Lapin Agile c’è un’immagine dipinta da Utrillo, l’artista grande amico di Modigliani lavorava in un Atelier in Rue Cortot al 2. Oggi c’è il museo di Montmartre (bellissimo). Elisabetta Guida

c)elisabettaguida

Per il resto:

  • Parigi, Le Guide Routard. Se avete bisogno di una guida turistica per Parigi ve la consiglio (anche se -per la mia esperienza- non c’è da fidarsi dei posti suggeriti) perché ha un approfondimento storico davvero interessante. Da tenere presente che per avere la guida di Versailles dovete acquistare anche il secondo volume.
  • La vie secrete de Montmartre di Philippe Mellot, Omnibus
  • Il blog: Montmartre secrete http://www.montmartre-secret.com/
  • Wikipedia
  • L’Istituto Amedeo Modigliani
  • La Fondazione Agnelli
  • The Guardian
  • Le train bleu: www.le-train-bleu.com

Un sentito grazie all’Ente del Turismo Francese: www.france.fr