Tetti

Share

Una casa galleggiante ad Amsterdam, con il tetto di torba ©elisabettaguida

Una casa senza un tetto non è una casa. E per tetto intendo quelli veri, che per me sono i coppi di laterizio. Ho scoperto che un tempo, in quelli che sono i giardini delle Tuileries, c’era una fabbrica di tegole.

Chissà forse la bellezza unisce con un filo invisibile quanto è destinato a portare sollievo nel mondo. A proposito, si dice che fu in questo giardino che la carrozza di Maria Antonietta perse la scorta del Conte Fersen e catturata (tra l’altro destino volle che sempre le Tuileries negli ultimi tempi della sua prigionia, furono lo scenario della sua “ora d’aria”)

©elisabettaguida

la fotografia è una cortesia di visitfaroe.com

Anche se la bellezza riguardo ad un tetto trovo sia più qualcosa di connaturato, come se appartenesse più all’essenzialità delle cose rispetto alla ricerca di un decoro. Il minimo comune denominatore rispetto al quale dovrebbe essere proibito scendere (a meno che non ne valga davvero la pena, ad es. il Chrysler Building di New York).  Perché è vero che il colore, anzi le sfumature impensabili, dell’argilla lasciata esposta al vento, al sole e alla pioggia, piuttosto che al modo in cui scivola la luce sull’asimmetria in cui sono disposte le tegole getta chiunque le guardi nella bellezza; ma sono pur sempre state pensate per isolare e riparare la casa.  Penso ai tetti fatti, sembrava con delle scaglie di pietra (come si vedono nelle cittadine dove fermava il Tgv per Parigi), quelli in torba (terra ed erba), di ardesia, oppure i tetti di paglia intrecciata. (A Londra avevo visto una casa con il tetto in mattoni ma che nella parte centrale che corrispondeva alla sala una lastra di vetro)

il Chrysler Building fotografato da © Massimo Catarinella – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5500733

Chiaro, si può sempre rimanere dell’idea che un cubo di cemento sia preferibile; immagino per praticità e costi. D’altra parte si può sempre scegliere di pranzare in piatti di plastica e rifiutare la ceramica, scegliere un’immonda cerata rispetto ad una tovaglia di stoffa fragrante come una baguette. E via così, verso l’abbruttimento.

A volte mi chiedo come sarebbe stata l’architettura se Adolf Loos avesse deciso di dedicarsi esclusivamente al design d’interni, o ancora meglio si fosse trasferito in una qualche campagna sperduta.

©elisabettaguida

Credo che ne avremmo giovato tutti, lui prima del resto dell’umanità. Intanto si sarebbe risparmiato di ammorbare i viennesi con un tentativo di suicidio (in risposta alle critiche riguardo la realizzazione della sua opera – definito dalla stampa d’allora “la casa senza sopracciglia”-) e Vienna non avrebbe avuto un cubo di cemento in pieno centro. Ma tant’è.

C’è un gruppo, si chiamano “guerriglia gardening”, il cui scopo è piantare fiori e piante in zone depresse e maltrattate. Si tratta di gruppi di veri e propri giardinieri che si muovono di notte al limite della legalità con badili, sementi e sacchi di terriccio. In tema si potrebbe fondare “più tacchi a spillo per tutti”, idea fondante: i decori così come scarpe e vestiti da sera fanno bene all’anima. Elisabetta Guida

 

chrysler: Di Massimo Catarinella – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5500733

 

le tuleries:

By Palagret [1] (Own work) [CC BY-SA 2.5 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5)], via Wikimedia Commons

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *