Questione di casa

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Quando si è convinti di qualcosa sembra che  l’universo intero non faccia altro che mandarci la conferma della nostra elucubrazione mentale. 

La prova che le cose possono essere in un modo, ma anche in un altro, perché c’è sempre un lato nascosto che non vediamo. E a proposito avevo letto che a creare convinzioni, farsi idee, darsi spiegazioni sia il modo in cui lavora la nostra mente.

Per quanto mi riguarda è da un po’ che mi sono persuasa che le case abbiano un destino.Voglio dire… che siano tutt’altro che esseri inanimati, ma, invece esseri dotati di personalità che lifa decidere chi vogliano essere, scegliendo le persone per affinità elettiva.
Sarà un caso che attraggano sempre la stessa tipologia di inquilini?
D’altra parte guardatevi intorno, ci sono case abitate da persone tracotanti e rumorose indipendentemente dalla successione dei proprietari e altre che sembrano sottoposte ad un incantesimo. Nell’appartamento di fianco al mio ci sono sempre state persone che hanno trovato la felicità. Se potessi raccontare di loro, il trait-d-union, tra tutte queste vite diversissime, è proprio la parola ‘felicità‘.

Dentro questo pensiero la scorsa settimana sono andata al cocktail di Zanotta che festeggiava i cinquant’anni di attività, nel loro show-room situato nei locali di una delle antiche porte di MIlano che un tempo consentivano l’accesso alla città. Si tratta di Porta Garibaldi, fino al 1860 Porta Comasina).Una delle sei entrate principali della città. Successe che al tempo della dominazione spagnola, si decise di sostituire le mura medievali che nel corso dei secoli si erano andate deteriorando. Così tra 1548 e il 1562, ai tempi della costruzione del muro, alla fine delle più importanti arterie che dall’esterno portavano a Milano vennero ricavate delle “Porte”.

Ma Zanotta: per l’occasione, durante la serata, ha presentato i nuovi rivestimenti -ecologici-  per la sua celebre seduta ‘sacco’. Io però, mi sono innamorata delle pareti (e del calore che sono riusciti a costruirci intorno), anzi di colpo di fulmine. Ad essere razionali è stata tutta una questione di atmosfera, ma si sa dove c’è l’amore non c’è logica. E allora i muri che “al naturale” sono stati poesia. Le pareti non erano intonacate, si potevano intravvedevano gli strati di colore che si erano succeduti nel tempo in un miscuglio di presente e passato. Meglio: in un fluire. 

Mi è sembrato di stare in un oasi beata. Fuori, Eataly, il via vai di Corso Como, i locali affollati di Corso Garibaldi; dentro l’armonia (compreso il catering, la buvette offriva acque aromatizzate alla frutta).

Stando così le cose e in accordo col mio punto di vista, a ripercorrere la storia di questa entrata, viene fuori che il nome antico di Porta Comasina deriva dal fatto che la strada esterna alle mura arrivasse da Como. E dunque tutta questa serenità che si respira all’interno dello show-room arriverà dal lago? Il senso d’immobilità, di un tempo che sembra essere altro rispetto allo scorrere del tempo. Un po’ di anni fa, in una libreria mi ero imbattuta in un romanzo che apriva:  “i laghi sono fiumi che si sono addormentati e hanno creduto d’essere mare”. Ecco, ci si sente un po’ così. Tra l’altro si dice che le emozioni che si sono provate in una stanza si attacchino alle pareti. Allora si che si spiegherebbe tutto: Porta Garibaldi è una casa di lago.

Elisabetta Guida