Punti di vista (I Preraffaelliti a Milano)

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Sono partita con una grande aspetattiva I preraffaelliti, il titolo della mostra -‘amore e desiderio’, l’interessante intervento di Piraina in conferenza stampa. Mi piacciono i contrasti, le persone che la pensano in modo differente. 

E ai tempi dei preraffaelliti la situazione era una Londra era la capitale del mondo, la prima esposizione universale del mondo fu per iniziativa del Principe Alberto ed avvenne al Cristal Palace. Un edificio che rappresentava la rivoluzione industriale visto che per mettere in piedi un palazzo in ferro e vetro era necessaria un tipo di produzione che non fosse artigianale, per le dimensioni delle lastre, per l’elasticità del materiale e così via. La morale era quella Vittoriana, l’economia era fatta di alienazioni.  Ma, i preraffaelliti, un gruppetto di studenti di pittura, avevano un altra opinione su come si dovesse prendere la vita e dipingere. Così partono dal  medioevo, le sue architetture e la sua letteratura e la riannodano al loro presente. Come se tutto il resto del tempo trascorso fosse un opinione con cui non andavano d’accordo. Ma dicevo dell’intervento di Piraina. A proposito il direttore di palazzo reale diceva che il movimento non guardava al passato ma era ben ancorato al loro presente, tanto che i preraffaelliti vedevano la natura nell’oggettività delle scoperte scientifiche del diciannovesimo secolo. Loro avevano semplicemente un altro modo di raccontare la stessa storia.  Interessante  scoprire che sebbene fossero in disaccordo sul  modo di dipingere di Raffaello, un loro esponente Ford Madox Brown in Gesù lava i piedi di Pietro lo sembra richiamare. incredibile. L’ho trovato bellissimo. Perché è la complessità. E ho letto questa mostra come una costellazione di punti vista.

L’aspettativa era respirarli, sentirli sulla pelle, averli addosso. 

Ma: l’allestimento. E per me è un MA davvero g i g a n t e s c o a fronte di opere f a n t a s t i c h e.  C’erano sale intere solo di spiegazioni (mi sembrava, soprattutto appena entrata, che non sarei mai arrivata ai preraffaelliti). In altre due o tre quadri piuttosto piccolini. C’era l’ effetto Gioconda.  Le persone non si disperdevano ma eravamo tutti assiepati. Un collega mi faceva notare lo stesso problema per le didascalie. La scenografia ha utilizzato elementi architettonici delle grandi cattedrali medievali. Le stanze create attraverso pareti di cartongesso hanno vetrate finte o decoro agli angoli delle porte create con questo stile. Forse l’idea era creare un luogo senza tempo.  Fare immergere totalmente i visitatori nelle vite e negli ideali di questi artisti. Senza distrazioni, focalizzati sulla situazione.  Mi viene in mente quella poesia di Oscar Wilde: “Chi non ha mai visto in una stanza buia filtrare la luce del giorno -levandosi da un corpo adorato per accostare le tende con gli occhi sfiniti e pesti- non può capire quello che cerco di dire. Quanto lungo fosse l’ultimo bacio, quanto lento, quanto caldo il suo indugio”  Ecco forse era questo che vorrebbero farci raggiungere, l’immedesimazione massima. Entrare completamente nel tempo, nella dimensione, e nel sentire dei preraffaelliti. 

La mia esperienza, però è stata diversa. Era tutta una coda, una ressa, un aspettativa mai esaudita, come se nonostante le meraviglie appese alle pareti fossi sempre in attesa di qualcosa che non arrivava mai. Le stanze, ricordo il vuoto (ma non l’ho percepito come positivo, ma l’assoluta dispersione; fate conto che la mostra è grande, mi sono sembrati gli stessi spazzi di Keat Haring) sembrava di essere in una sala d’attesa. In qualcosa di finto, appiccicoso. Per fortuna c’erano quadri e dipinti. Elisabetta Guida

Se l’avete messa in programma consiglio orari impossibili o scomodi per la maggior parte delle persone. Se vi trovate con un gruppo… auguri. Preraffaelliti, amore e desiderio, 19 giugno/6 ottobre 2019 a Palazzo Reale a Milano