Piccoline

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Ho orrore degli open space; sarà che li trovo talmente noiosi a fronte della  complessità invece così affascinante e bella. Basta pensare alle  case dove ogni stanza è un universo che parla di chi le abita. Colori, arredi, decori e parti celate tutte da costruire e scoprire; come fossero pezzetti di se’. Ecco: una casa come un puzzle dell’interiore, una di quelle opere d’arte minuziose e lente,  dove in qualunque punto si guardi si scartano sorprese.
Ma considerato che il mantra è abbattere le pareti, ‘così -dicono- lo spazio si usa tutto’, per poi condire la faccenda con il discorso sulla luce ‘che si irradia per tutta la casa-; viene da chiedersi se abitare in una casa composta da stanze sia un piacere destinato solo a chi possa permettersi di comprare spazio. Sembra di no.

La bella notizia è che andare contro corrente sia cosa possibile. E la prova sono due case: un appartamento a New York davvero minuscolo, ed una casa altrettanto piccolina vicina al porto di Genova. Trait d’ union, il rosa. 

Quanto all’appartamento ligure, all’ultimo piano di un palazzo nel quartiere del molo vecchio, la superficie calpestabile misura soli 40 metri quadri. Qui l’idea geniale è stata creare un mobile su misura che dividesse zona giorno e zona notte ma in un senso tutto particolare. Perché mentre dalla parte della sala appare come una scala, sul retro, dunque dentro la camera da letto, si trasforma in un armadio. Di più: la scala funge da prima rampa che poi va ad unirsi con un altra scala in acciaio fissata al soffitto che porta al terrazzo. E giusto per sottolineare che bisogna rivolgersi a chi sa fare il proprio lavoro; prima dell’intervento dello Studio Gosplan il terrazzo era inaccessibile. L’architettura è magica, cosa dire di più se non questa verità? 

Mentre New York…. gli americani sono partiti da un altro punto di vista. Vale a dire hanno fatto ruotare i pochi metri quadrati a disposizione (prima c’era uno studio professionale) attorno alle passioni e alle abitudini  della proprietaria. Vale dire la sua collezione di arte asiatica e le passeggiate con il cane. Dunque la luce è stato uno dei criteri attorno a cui, lo Studio St Architects ha fatto girare il tutto. E le porte a scomparsa e l’illuminazione a faretti professionale (in stile galleria d’arte) sono state una soluzione, oltre, certo, un lavandino profondo dove potere lavare le zampe del cane quando rientra. 

Conclusione tutto è possibile, basta solo spaccare la plastica di moda & marketing. Elisabetta Guida.

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