Pareti esterne. Qualche idea

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La carta da parati da esterno di Wall & Deco

18 gennaio 2018- Casa è tutto, anche le pareti esterne. Dunque perché non vestirle? Considerato che la nudità “effetto splash” è terribilmente banale, piatta e senza personalità che hanno dovuto inventare gioielli e vestiti per esprimere le varie sfaccettature dell’anima. Ma soprattutto, considerato che tra un corpo e una casa, la linea di continuità è chi lo abita, qualche idea per muri nudi e crudi.

1- Rifare la facciata sarà uno scherzo.

Una facciata Plug and Play- ideata per un Palazzo ad uso uffici. Lo studio di architettura che ha creato Plug&Play è Progetto CMR di Massimo Roj

In occasione di REbuilt 2017 è stato presentato ad Assolombarda il progetto Plug&Play. La sua particolarità è di essere esattamente quello che ci si immagina: una specie di mattoncino lego al cui interno c’è il cablaggio, il sistema di climatizzazione e la struttura per produrre energia. Conseguenze: chi vive nella casa non dovrà lasciarla in attesa che si concludono i lavori; facile installazione, riduzione dei costi in bolletta -si dice fino al 60%- per la climatizzazione; ridotte emissioni di CO2. Non tragga in inganno la facile installazione. Ogni cellula è si prefabbricata,
ed applicata a mano sull’edificio, ma ogni copertura è fatta “su misura”. Plug&Play è un progetto da creare volta per volta, estetica compresa.

2- Le tappezzerie da esterno.

Il sistema Out System di Wall & Deco: resistente alla pioggia, all’ingiallimento e antismog.

Con queste carte da parati si potrebbe coprire una sola parete per dare profondità -esattamente come se si trattasse di un interno- oppure rivestire tutti i muri esterni con disegno geometrico e dare l’idea che si tratti di superficie decorata.

O ancora, usare le carte da parati Out System come fossero ognuna il pezzo di un mosaico e inventare un disegno.

Ma andando sul pratico, ed essendo le pareti esterne soggetti alle intemperie: il potere di adesione alla parete e la finitura protettiva è garantita da Wall & Deco 10 anni, mentre i colori per 5 -scaduti i quali un’idea potrebbe essere prendere colori e pennelli, e rinnovare il disegno per farlo diventare assolutamente unico e personale-.

Il tetto del ristorante Du Pont ad Amsterdam.  La Fotografia è mia

3- Un bel giardino verticale alla Patrick Blanc o il fai da te.

4- Il marmo.

Graffiti, di Kreoo

Rivestimento “Merletto” di Kreoo

Un materiale prezioso e non solo per il costo in denaro ma tanto perché è il cuore di una montagna e ci sono voluti millenni perché si formasse -dunque bisogna essere davvero sicuri di quello che si fa-.
Con questo, i rivestimenti in marmo Kreoo sono perfetti per chi ama atmosfere rarefatte e a volte (solo “a volte” perché dipende dal disegno che si sceglie) quel senso un po’ estraniante della pietra. (Personalmente trovo che la grandezza di Kreoo sia la capacità di trasmettere grazia e leggerezza, che non è la bellezza da rivista patinata. Nelle sue creazioni c’è sempre un particolare stonato, ricordo le venature giallastre del marmo intorno alla valvola di scarico del lavabo. Allo scorso Eurobagno era come se tutte le aziende che affollavano il padiglioni si dividessero tra chi faceva del suo core business l’estetica patinata, chi il fascino retrò (con un milione di commistioni e declinazioni) e poi Kreoo: un mix indefinibile di una bellezza ricercatissima ed elementi lasciati grezzi: raffinatezza assoluta.) Elisabetta Guida

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