Le fibre plastiche

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E’ di tre giorni fa la notizia per cui sarebbe stato trovato il modo di rendere questo polimero biodegradabile. E non si intende la bio-plastica -prodotta con le patate o i limoni- ma proprio la “plastica” nuda e cruda! Tutto è cominciato quando nel 2016 il Kyoto Institute of Technology scoprì il batterio che si nutre del vituperato materiale. Fu allora che partì la ricerca per sintetizzare in laboratorio i due enzimi e farne un utilizzo massivo. Certo è l’inizio, ma sarà una rivoluzione, almeno per me, che ho un problema con le fibre plastiche.
Eppure sono impazzita per le tegole colorate di plastica, e le fedi Diamond in plexi per la meraviglia delle contraddizioni e il mix di lati oscuri di questo materiale e il diamante
Rimane che la design week di quest’anno qualche pensiero me lo ha dato. E nei miei racconti quotidiani, non ho della plastica che ho incontrato.
Ma oggi è un altro giorno.
Così a fronte di installazioni che proprio non mi sono piaciute, c’è da ripensare ad alcuni polimeri in cui mi sono imbattuta a Palazzo Litta.
Intanto le sedute di Axyl. la loro è una plastica che deriva dal riciclo di altra plastica. Seggiole e panchine sono minimal ma un pochino particolari. Benjamin Hubert ha cercato una linea che facesse le sue sedute distinguibili.
Poi la fibra espansa di A.X.A.P -così leggera da galleggiare- protagonista di un istallazione in una stanza “quasi” segreta (ha un parquet antichissimo ed è possibile guardarla solo dall’esterno) del piano nobile del Palazzo. Per loro Matteo Ragni ha ideato il volo di uno stormo di farfalle colorate.
Infine Kartell che arredava uno dei Cortili di Palazzo Litta. E sebbene non sia (per niente) una fan ho spostato una seggiola per sedermi e… magia… si alzava con un dito ed era davvero comoda. (Non che abbia cambiato idea su di loro).
Certo dire plastica è parlare di un mondo e lo sarà sempre di più. Elisabetta Guida

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