L’anima di Parigi (le case volanti)

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Le case sono vive. Nel senso che hanno una personalità propria,  probabilmente respirano e nessuno mi toglierà dalla testa che scelgano i loro abitanti. Una volta, a un corso di architettura giapponese, avevo scoperto che durante l’antichità si credeva che i sassi respirassero, la prova era il muschio che si formava sopra la loro superficie.

Laurent Chéhère le case vede e le sente. Le sue maisons volantes sono il vero sè di alcune abitazioni che hanno scelto di vivere a Parigi. C’é “La linge”, una casa nel quartiere di La Chapelle, intenta a fare asciugare il suo bucato. Si trova nel diciottesimo arrondissement in un luogo molto curioso. Fu un piccolo villaggio, un crocevia di strade, ma soprattutto, il posto dove pare riposasse il capostipite dei galli. Proprio qui -oggi si chiama: piana di Saint Denis- i druidi celebravano il solstizio d’estate e non a caso Giulio Cesare scelse questo posto per affermare la dominazione di Roma sulle truppe galliche. 

Ci sono le case della  Parigi medievale abbattute da Napoleone III e dal Barone Haussmann per fare spazio ai Boulevard. Per esempio  per ingrandire Place de la République cher era piccola, con una forma triangolare, dominata dalla fontana, si sono abbattuti teatri e caffè di Boulevard du  Temple, una strada che segue il disegno delle mura fatte costruire da Carlo V nel 1300 per difendere Parigi. Proprio sopra uno di questi teatri, ‘Boulevard du crime’ -la fotografia prende il nome dal nomignolo che ebbe a quei tempi Boulevard du Temple per via della piccola criminalità- abbattuti nel 1850, abitava Jean Baptiste Debureau un attore che interpretava Pierrot, un personaggio muto, così, quando ebbe problemi con la giustizia tutta Parigi andò al suo processo solo per sentire il vero suono della sua voce.

C’è un’antica  lavanderia, ‘La blanchisserie’, sul canale di Ourcq, nel diciannovesimo arrondiossement,  un edificio bianco con un camino che è diventata il  faro della banchina. Ed è così poetico che sia così, perché questo canale nasce da un fiume che scorre vicino alla foresta di Retz il cui legname venne utilizzato per costruire Parigi.

C’è una casa ‘Le grand Jour” dove si vede una casa con i muri scrostati, un aria insalubre, resti di vecchie pubblicità. Invece appena ci si avvicina e si guarda un po’ meglio si affaccia tutta un’altra realtà.

C’è ‘Cinema’ l’unico cinema erotico che s’è salvato dalla chiusura a Le Pigalle. 

C’è ‘Le petit journal’, una casa con la pubblicità  di un quotidiano del secolo scorso sulla parete esterna. Dentro si nasconde un negozio di bambole, ispirato agli atelier degli artisti di Montmartre del XVIII secolo.  Ma l’elemento che annulla il passato e presente, è il ragazzo che ha  appena attaccato il manifesto elettorale di Coluche, un comico che sfidò la politica tradizionale alle elezioni presidenziali del 1981 e che si ritirò dalla competizione dopo che il suo manager fu assassinato e lui minacciato di morte.

Ci sono i vecchi hotel costruiti vicino alla ferrovia. 

“Le Jour se leve” è un edificio che trova vicino ai binari della profonda periferia di Parigi. A Chéhère ricorda quei vecchi film girati prima della guerra. E s’immagina un enorme graffito di Serge Gainsbourg che potrebbe raccontare la  storia della ragazza del terzo piano. 

Vero si, o vero no… come sapere chi influenza chi? Una casa, un film, lo sguardo di chi guarda… Prendete la tenda del circo che usa stare nella parte nord di Parigi,  ‘Le cirque’, e la storia d’amore tra una trapezista e un angelo è una suggestione, un miscuglio tra i film “La strada” di Federico Fellini e “Wings of desire” di Win Wenders, o il profumo della verità?

C’ è l’opera di Chéhère che preferisco tra le sue Case Volanti è “Rose”, un castello mobile che attraversa il tempo.

Insomma c’è Parigi e pare di respirarla, averla addosso. 

Elisabetta Guida

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