La pace e il Natale si fanno con il Nadalin

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Verona è una città che non ha mezze misure, per diversi anni, l’odio ha attraversato le sue strade insinuandosi dentro le case e i suoi abitanti. Eppure, nel 1265, ha inventato il dolce,  più dolce e burroso che ci sia: il Nadalin, la torta che ha anticipato di quasi sei secoli il Pandoro.
Un impasto di farina, uova e zucchero -già c’era, visto che arrivò con gli arabi nell’ottocentoventisette-  forgiato a mano nella forma di una stella a otto punte, così, senza stampo, nel modo in cui sgorga dal cuore!

L’occasione fu quella di  festeggiare il primo anno di signoria di Mastino Della Scala come Signore di Verona, ma, forse e soprattutto, una convivenza pacifica, un attimo di pace. Prima di allora, il disastro, anzi la guerra civile. Perché in nessuna città come a Verona la lotta tra Guelfi e Ghibellini fu tanto vigorosa. Addirittura un podestà assoldò un esercito esterno alla città che si contrapponesse a quello ordinario. Allora, le famiglie rivali -che ancora non erano state fatte imprigionare- ne organizzò uno proprio per difendersi, liberare gli amici e, magari, andare allo scontro. Il motivo di queste dosi massicce di acrimonia era, come sempre, il potere.
Infatti Verona sorgeva in un punto che consentiva l’accesso all’Italia settentrionale, per di più si trovava sopra un colle e veniva facile difenderla, anche aiutati dal fiume Adige che scorreva di sotto. La conseguenza fu che quando si sgretolò il Sacro Romano Impero costruito da Carlo Magno, ci si ritrovò di fronte a nuove guerra che vedevano l’opposizione dell’imperatore da una parte (i ghibellini) e del papa dall’altro (i guelfi). 

Ma per fortuna ci si stufa anche di litigare e allora arrivò una fetta di Nadalin, da intingere con un vino passito nelle sembianze dei Della Scala.

Mentre scrivevo questo articolo ho scoperto che nell’antica Roma si credeva che Verona fosse stata fondata dai discendenti di Troia. Una ragione in più per credere nel potere del Nadalin: perché com’è finita veramente? Sul web gira voce (ma in realtà è un antica leggenda) per cui, dopo la morte gli Dei concessero ad Achille di sposare Elena. E se non bastasse si  dice che vivano su una certa “isola bianca”, Leuke’, individuata da alcuni archeologi nell’isola di Berezan.  Dunque, cosa dire di più?

Per provare a preparare il Nadalin a casa gli ingredienti sono: farina, uova, zucchero, succo di limone, lievito di birra, sale, vanillina e (secondo “Taccuini Storici”) un vino di passito (che altri usano per glassare la parte superiore del dolce, mentre, altri ancora lo usano per servire il dolce in alternativa alla cioccolata). Riguardo alle quantità ognuno propone le proprie. La versione originale era piuttosto povera visto che la pasta doveva tenere la forma senza l’ausilio di uno stampo. Oggi è stata di molto arricchita.  Ciò detto, una volta  impastato il tutto si lascia riposare per tre ore in ambiente caldo e poi nel forno. Ma forse la via più veloce e fedele all’originale è andare in una bella pasticceria veronese e voila, senza neppure un granello di farina per la cucina!
Elisabetta Guida