Jazz sulla pelle

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È impossibile descrivere un incantesimo, alle parole c’è sempre qualcosa che manca.  Credo che “sentire” sia il problema. 

Sono giorni (per la verità mesi) che voglio scrivere di Orchestre Parfum: il progetto Pierre Guguet è un tappeto volante. L’idea è raggiungere la sinestesia attraverso il mix musica e profumo. Ma metterlo in parole è difficilissimo perché Orchestre Parfum è magia, anzi un assolo di tromba. 

Ma è anche una chitarra flamenca, o un dabourka che saluta l’alba nel deserto del Sahara, un koto che suona una preghiera all’inverno in un tempio giapponese, o il suono della savana con una Kora, un pianoforte  che evoca un bosco. Orchestre Parfum è una vera e propria jazz band, che in alcune occasioni regala concerti polisensoriali. A dare un occhiata al loro canale YouTube sembra di entrare nell’universo di The Eddy (la mia serie preferita del momento) nel senso che è come avere addosso un po’ di quel cielo rarefatto di una vita da musicista.

Rimane che, per me, Orchestre Parfum è Rose Trombone. 

Impazzisco per il sentore di rhum e zucchero che lascia sulla pelle prima di sparire, adoro il profumo di rosa misto all’odore dell’ottone che sfuma nella vaniglia. L’idea di Pierre Guguet è trasportare chi l’indossa in un jazz club di Harlem “un assolo torrido, una rosa insolente e sensuale”. Io però ho un esperienza diversa… cioè è come se i miei pensieri smettessero essere entità astratte ma quando si muovono, si raggruppano o ricominciano a  formarsi da capo, facessero rumore. Come fossero tanti sassolini che scorrono in un ruscello. Come se la parte più profonda di me prendesse una fisicità. Non riesco più a scindere l’odore di Rose Trombone dal suo suono. Ho incontrato Orchestre Parfum a Exence -la fiera del profumo di nicchia-, Pierre mi aveva messo le cuffie con la tromba di Nicola Benedetti e sotto il naso la mouillet di Rose Trombone, ho avuto la mia prima allucinazione -ma davvero non è stata suggestione: a un certo punto ho sentito la brezza muovermi i capelli e in fiera, in una stanza appartata ricavata in uno stand-. Forse è stata la mia unica esperienza sinestetica ‘vera’ (e un po’ spaventosa). Ho letto che si sollecitano due sensi insieme stimolando i punti giusti possa capitare. Non sentivo più neppure la presenza di Pierre che era in piedi davanti a me.

Certo, ognuno ha il suo modo di sentire, ma questo è progetto davvero bello: provare per credere: https://www.lorchestreparfum.com/echantillons/, ma non dimenticate di annusare con la musica della fragranza e gli occhi chiusi. 

Elisabetta Guida