Intrighi di parole. 3- Il dubbio ci salverà?

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(Segue da: ‘Intrighi di parole. 1- Basterà una tecnologia?’ e ‘Intrighi di parole. 2- Stampa ufficiale, web e medioevo’ ).

Studi di psicologia sociale e microsociologia hanno dimostrata che la manipolazione dell’altro è nel nostro dna. Tutti vorrebbero controllare le impressioni che gli altri hanno di noi. Tutti vorrebbero volgere qualsivoglia situazione a proprio vantaggio.

Dunque cos’è la verità?
Di sicuro, qualcosa di nebuloso.


Qualunque legge è una legge statistica ed anche la più certa, solo modificando la domanda a cui una determinata legge risponde, può diventare falsa. Roberto Battiston,  un fisico sperimentale, tra i maggiori esperti di raggi cosmici; diceva, in una conferenza ted, tutto quello che oggi sappiamo dello spazio, serve a ricominciare da capo.
Carlo Rovelli, nel suo ultimo libro ‘Helgoland’ – che diventerà una serie tv– dice che le cose di per se’ non esistono, noi le conosciamo sempre in relazione a qualcos’altro. Ma soprattutto che l’osservazione influenza la cosa, e che, addirittura, una cosa influenza l’altra cosa.
Così l’entaglement (il fenomeno per cui due particelle inizialmente interagenti continuano a condizionarsi pur se tra loro ci grande distanza) sarebbe un affare a tre. A proposito (ma forse no) ho scoperto ‘l’effetto Pauli’. Lui, Pauli è il Nobel per la fisica del 1956 ma quando si avvicinava ad un laboratorio il minimo che poteva succedere era che i macchinari smettessero di funzionare.
Qualche anno fa al festival della filosofia di Modena, il Prof. Curi aveva tenuto una lezione sul concetto di verità, usando come modello il Mito della Caverna di Platone.
Immaginate un gruppo di uomini legati sul fondo di una grotta in modo potessero vedere dell’esterno solo le ombre che per un gioco di luci si proiettano sulla parete. Persone non hanno mai visto la luce e che hanno passato tutta la vita nella caverna. Ma poi, qualcuno si libera ed, invece, di scappare guadagnandosi la libertà torna nella caverna per raccontare agli altri cosa ha visto. E ciò anche se gli avrebbero dato del pazzo. Perché se non si sarebbe confrontato non avrebbe avuto la certezza che quello che ha visto fosse vero.
Insomma, sembra proprio che la verità sarebbe un processo. Ed il primo indizio è il fatto che ognuno sperimenta la vita, in un modo differente.
Ed è super affascinante, che il linguaggio sia la traduzione di tutto questo.

Le parole non sono tutte uguali, ce ne sono alcune, più importanti delle altre. I sociologi le definiscono ‘simboli chiave’ perché dentro si trovano i significati che caratterizzano un gruppo di persone. Sono gli stereotipi. Il linguaggio è un frullato di stereotipi. E se li potessimo aprire come un regalo di Natale dentro ci troveremmo le credenze, gli aggettivi che definiscono il pensiero di una cultura come ‘Filippo il Bello’, ‘Lorenzo il Magnifico’. Ma anche gli archetipi, cioè le conoscenze ancestrali tipo: luce = positività/bene/chiaro; ombra = buio/negatività/male. Questo significa che pensiamo per stereotipi. Tra l’altro sarebbe impossibile farne a meno, considerato che le nostre opinioni si basano su conoscenze, che se fossero dirette, non basterebbe una vita a farcele.

Beh, uno penserebbe, ‘niente di male’, i significati delle parole cambiano con noi e la realtà si trasforma in nuove relazioni. Se non fosse che gli stereotipi hanno un lato oscuro, un ombra che si allunga fino a coprire le paure più profonde di ciascuno.

Infatti aderire al pensiero dominante garantisce;
1- la reputazione, si ha garanzia di rispetto e la proiezione sull’altro dei nostri impulsi e delle nostre caratteristiche senza la necessità di prendere posizione;
2- il gruppo accetta chi condivide le proprie credenze;
3- basta ripetere quello che altri dicono.

Ecco perché il pensiero unico attecchisce così in fretta.

Considerate la comunicazione politica, tutto si riduce a questi due assunti: 

– la sinistra che si presenta come intellettuale ed avanzata e che  considera la destra persone ragionano con ‘la pancia’ ed hanno il denaro come unico interesse.
-La destra che si vede fatta da persone concrete, che sanno quanto sia difficile vivere, al contrario della sinistra che sono dei privilegiati fuori la realtà.

E questo avviene con l’assoluto interesse dei protagonisti.  Contate quante volte durante le elezioni vengono tirate fuori la parole ‘fascista’ e ‘comunista’. Sono chiamate alle armi: chi mai vorrebbe identificarsi con Stalin o Mussolini? Ma cosa esattamente, questo o quel personaggio voglia fare esattamente non si sa.

Ma vale per qualunque cosa. Come se con le parole si dessero titoli, i cui significati non vengono mai specificati, galleggiano sulla superficie.

E allora? il dubbio ci salverà. Elisabetta Guida

Nel prossimo ed ultimo articolo, l’intervista con il dott. Frédéric Éloi, psicoterapeuta, su come farsi contaminare dall’incertezza, vivere in un mondo pieno di domande, ma più vero.

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