Intrighi di parole. 2- Stampa ufficiale, web & medioevo

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(Segue da: ‘Intrighi di parole. 1- Basterà una tecnologia?’).

La stampa ufficiale  è un malato grave, appeso alla vita, per un filo sottile? Chissà.

Le edicole chiudono oppure si trasformano in una specie di portineria di quartiere (il governo nel 2020 aveva previsto un bonus una tantum a favore di chi vende giornali come unica attività).
Qualche anno fa, la dirigenza di un grande quotidiano era stata protagonista di una vicenda per falso in bilancio e manipolazione del mercato; gonfiarono il numero di abbonamenti online venduti e le copie cartacee. (Sul fatto, anche Gianni Dragoni ‘Poteri deboli’).
Un episodio isolato di una dirigenza e la stampa gode di buona salute? Può essere.
Ma tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno è andato in onda questo spot televisivo: ‘Le notizie sono una cosa seria. (…) Fidati dei professionisti dell’informazione. Scegli gli editori responsabili, gli editori veri. Scegli la serietà’. E comunque la si pensi non mi pare un bel segnale.


Mi sono chiesta come, i giornali, guadagnano e si finanziano.
Ho scoperto che i grossi gruppi editoriali sono esclusi dal contributo governativo alla  stampa ( Qui: chi ne ha goduto nel 2019 ), loro devono farcela da soli e le risposte alla mia domanda sono: pubblicità e vendite, con qualche aiuto indiretto, come gli sconti sul costo della carta e così via.
Ma succede anche, che, nel sistema venga  immesso altro  denaro dallo stato. Per esempio la nostra Repubblica ha destinato cinquanta milioni di euro a radio/televisioni locali, per un informazione puntuale ai cittadini per l’emergenza corona virus.

E che sia, o meno, una conseguenza, capita di trovarsi di fronte ad articoli che dividono il mondo in buoni o cattivi e, quasi mai, in punti di vista differenti da capire. Allora viene da domandarsi se lo scopo del giornalismo sia ‘educare’ o ‘informare’.
Per non parlare del sensazionalismo (qui il richiamo ai giornalisti dell’odg della Lombardia), aggiungiamo le clientele.

Ma in democrazia i contrappesi dovrebbero risolvere qualunque stortura. Dunque i codici deontologici, che spesso non bastano e la concorrenza. A proposito sembra che il luogo principe dove un fatto non possa essere taciuto è il web e la sua libertà.


Allora, problema risolto?


Già in tempi non sospetti ancora negli anni ‘40, in uno studio sul comportamento elettorale Lazarsfeld aveva scoperto che le persone cercano le informazioni e le opinioni che confermano quello che è il loro pensiero e le loro convinzioni. Così divise gli elettori in due categorie: cercatori di sostegno e cercatori di una guida.
Quest’estate guardavo su Netflix, un documentario sui ‘terrapiattisti’. Ed è incredibile la contraddizione, perché da una parte invitano i fisici alle loro discussioni, da cui puntualmente sono snobbati, dall’altra sono diventati una comunità chiusa: i loro amici la pensano allo stesso modo, si posano con persone hanno la stessa visione delle cose, eccetera, eccetera. Come se la loro, invece di una tesi, fosse un ‘credo’. 
Io stessa per sapere regole del Lock Down non mi vado a cercare il decreto ma mi accontento del titolo di qualche giornale che mi dica quello che voglio sentirmi dire.

Ancora più grave, è che uno dei fondatori di Twitter, Jack Dorsey, ha auspicato una ‘sistema di regole’ che protegga la libertà del web.

Penso al medioevo.


A quei tempi l’informazione era delegata ai banditori pubblici che andavano nei villaggi nelle ore più affollate e leggevano le ordinanze, le sentenze di giustizia, facevano pubblicità ai mercanti che li pagavano. Ma ‘Sapere’ , cioè avere una visione precisa di quello che succedeva, era un altra storia.
Il sistema economico era quello del feudale.
Le grandi civiltà del passato si erano spente ed il mondo si era trovato al buio. Povertà, ignoranza ed  la religione che era diventata il perno dello stesso sistema politico.
La lingua ufficiale era il latino, che la maggior parte delle persone non conosceva. La chiesa per veicolare i suoi messaggi utilizzò le immagini, ponendosi come l’unica via per evitare la dannazione eterna & il male. Se si seguivano le regole della fede ci sarebbe il premio sarebbe stato la salvezza.
A volere tradurre il medioevo in una regola di marketing abbiamo:
– l’utilizzo della carica emotiva (la paura della morte);
– l’immagine;
– l’enfatizzazione delle fonti (i santi, dio ecc…);
– porsi come ‘la verità’.


È incredibile come Carl Hovland ed altri studiosi di Yale nel 1957 misero a punto – sempre in ambito elettorale- la teoria della persuasione, che si basa su  meccanismi simili.
Infatti, resta che il minimo comune denominatore, per eccellenza, tra esseri umani è l’emozione.
Dunque: utilizzo della carica emotiva (pensate alle fotografie choc sui pacchetti di sigaretta o le immagini di persone intubate nei telegiornali). L’enfatizzazione delle fonti, il porsi come la verità. Hovland aveva scoperto anche, che, attraverso l’immagine è possibile sviare l’attenzione attraverso espedienti come il colore, lo sfondo, il contrasto -ma forse lo sapevano già i grandi artisti vissuti nel medioevo-. E se ci si mette l’esaltazione, in positivo o negativo, di certi comportamenti, il gioco sarebbe fatto.


Ora come siamo arrivati a questo punto? E sarebbe realistico pensare ad una informazione che non manipoli? Ma soprattutto cos’è la ‘verità’? Elisabetta Guida.
(Continua con: ‘Intrighi di Parole’. 3- La verità’)

Dietro l’articolo.
1- l’idea di paragonare il nostro tempo al medioevo l’ho avuta quest’estate leggendo ‘Dance, dance, dance. La piaga del ballo ed altre isterie di massa’.
2- interessante la tesi di laurea di Gloria Minelli ‘La comunicazione persuasiva nell’ambito della lotta contro il fumo: il ruolo delle immagini shock sui pacchetti di sigarette”. http://tesi.cab.unipd.it/63927/1/Gloria_Minelli_2019.pdf

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