In un mondo di selfie

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Cosa c’è dietro ad un volto? Voglio dire perché un naso ha quella forma, l’ovale di un viso proprio così, capelli e occhi di quel preciso colore?

Viene da pensare alla materia oscura! La immagino come un pulviscolo appiccicoso, una nuvola che prende la forma di quello che ci caratterizza di più, crea la struttura e si attacca tutto quello che è fisicità. Chissà.

Interessante il punto di vista di Anne Morine, cioè l’autoritratto come mezzo per ritrovare se stessi. (Ed è proprio da questa prospettiva, la curatrice guarda Vivian Maier in “Vivian Maier. The self portrait and its double” con 70 opere mai esposte in italia-il prossimo 21 luglio a Trieste-).

Curioso, soprattutto in un epoca di selfie e dove sembra che la realtà virtuale abbia preso il sopravvento.  Ma forse non è così. Come se la nostra figura fosse identità allo stato solido, il punto di partenza imprescindibile da qualunque idea si abbia di se’; che si voglia essere qualcun altro, che ci si cerchi. Spesso ho l’impressione si viva in un mondo dove la presa della Bastiglia non è mai avvenuta, c’è la perenne fatua Versailles da una parte e poi tutti gli altri. Allora i selfie (anche con la Reflex o pennello e tela) servono a sopravvivere. Elisabetta Guida