Una sera a Palazzo Ducale per il Nabucco

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Non so cosa abbia la lirica. Ma quando attaccano con un aria, saranno le voci o gli strumenti

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musicali che fanno vibrare l’aria intorno, porta via e scuote.  Come se le emozioni trattate fossero fatte per penetrarci attraverso come un siero antirughe. Al di là delle trame, anche se poi gli intrighi sono i nostri, quelli di tutti. Si cambia il nome ai personaggi con

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qualcuno vicino a noi, oppure nazioni con singoli individui e voilà! L’archetto pizzica le corde di un violoncello e si apre un mondo.

Ieri sera al Palazzo Ducale di Colorno è andata in scena il Nabucco. Meraviglioso. Si era nei giardini reali,

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ogni tanto soffiava una brezza leggera.

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Coro, cantanti e orchestra

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raccontavano sì di un popolo oppresso ma in

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realtà la storia è quella di una passione corrosiva, implacabile, devastante, cieca. Eppure Abigaille voleva solo essere amata da Isamele. (Sembra –secondo alcuni biblisti- che anche il conflitto tra arabi israeliani è iniziato per un dissapore tra Giacobbe ed Esau, due fratelli. Mmm!)

Divertente sapere che a un’ora e mezza da Milano ci si può sedere nel giardino appartenuto ad una signora che è stata l’amante del Duca di Mantova, quello del Rigoletto e pare fosse proprio come viene descritto. Viene da pensare: cos’è il tempo? Elisabetta Guida

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