Matteo Guariso al Diana Sheraton Majestic

Share

Sheraton_Diana_GardenAl Diana Sheraton Majestic, da ieri, sono esposte alcune fotografie di Matteo Guariso. Una persona interessante almeno quanto i suoi lavori. Con una laurea in psicologia ed un excursus modaiolo alle spalle -s’è diplomato in fashion fotography allo Ied ed ha lavorato per diverse agenzie- è oltre. Ma davvero.

Ci ho parlato per circa un quarto d’ora e mi ha raccontato a viva voce il senso delle sua arte. L’obiettivo è mostrare le cose così come sono. E per Matteo Guariso questo significa strappare il velo della contingenza; cioè l’impressione dell’istante, l’immagine divorata dallo sguardo alla prima occhiata.

IM004400_L_20160504_165817IM004396_L_20160504_165409Così succede che un opera sul nudo, eseguita per partecipare ad un concorso fotografico, l’International Photography Award, diventi il manifesto dell’inscindibilità tra interiore ed esteriore.  Si tratta di Oblivion, l’opera esposta nella hall del Diana, un immagine composta da 7 scatti, come 7 sono i giorni IM004395_L_20160504_165402della settimana, di bocca, naso, collo e l’incavo delle clavicole. Il resto è suggerito. Non c’ è il seno, non ci sono gli occhi. Quelle che ad uno sguardo distratto appaiono come naturalissime ombre in realtà sono la trasposizione di pezzi di intonaco, l’elemento che per l’artista rappresenta la solidità e su cui proietta la contingenza.

IM004393_L_20160504_165350E se Il risultato di Oblivion è l’essenza della femminilità, i tre dittici raffiguranti una centrale elettrica mostrano il volto della bellezza, quella vera e senza tempo. Mi spiego, alla domanda perché ha deciso si fotografare una centrale elettrica, Matteo Guariso mi ha risposto: “guardi la turbina è immobile, eppure pruduce energia, ed è immateriale come la bellezza”. Certo per far valere il contesto deve essere IM004394_L_20160504_165357 (1)considerato bello. E se lo è anche per chi guarda l’immagine, è interessante il discorso che fa Matteo Guariso. Ovvero posto il potere di redenzione della bellezza, un tempo la tendenza al bello era manifestata anche da chi realizzava un sito industriale cosa che in epoca post moderna s’è dimenticata.

hclub-sitting-corner-sheraton-dianaDa qui la scelta di esporre nei locali del Diana Sheraton Majestic, il tempio del liberty.

Diana_Garden2(Tra l’altro mentre scrivevo questo articolo ho scoperto che dove oggi c’è il giardino un tempo, esattamente nel 1848, ci fu la prima piscina pubblica d’Italia. Era un centro polifunzionale si chiamava Kursaal Diana e racchiudeva teatro, ristorante e hotel. Quasi come oggi!) Elisabetta Guida

Per saperne di più:

Photocredit:

Le fotografie sono una cortesia degli uffici stampa di Matteo Guariso e del Diana Majestic

 

 

 

 

 

 

Commenti chiusi