Espansione, vuoto… Pensieri durante la conferenza stampa con le novità autunnali Molteni

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Rodolfo Dordoni è una persona gentile. Ma gentile nel significato più antico che ci possa essere, non certo in quello della regola imparata per muoversi in società. I francesi quando descrivono l’impressione generale che una persona da’ di se’ usano la parola ‘allure’. E proprio adesso, mentre scrivo, mi sta venendo in mente che forse è proprio la gentilezza ad essere la ricetta  dell’incantesimo: sapete quelle persone che sembrano librarsi nell’aria? Ecco, questo tipo di energia.

Verso la fine della scorsa settimana Molteni ha presentato alla stampa le novità della collezione e per questo editore, Dordoni aveva disegnato atmosfere molto inglesi, molto rarefatte ed ora ha presentato le nuove proposte .
Ma è un concetto, esattamente una parola, il motivo per cui scrivo questo articolo. Cioè il concetto di espansione applicato ad un oggetto. Mi ha  dato  come l’impressione che potesse cambiare, muoversi. Come se una poltrona, un letto o qualunque altra cosa fosse viva ed  in una continua tensione tra equilibrio e instabilità. Indubbiante la tendenza dell’architettura è quella di lavorare sul concetto di vuoto, dunque una certa visione dello spazio che abbia in se’ le premesse per dare alla casa la possibilità di modificarsi. Qui invece si tratta di oggetti finiti i cui respiri fanno l’atmosfera di una casa. Sarebbe interessante il confronto del concetto di espansione così come l’ho percepito e quello insito nello sviluppo di uno stile. Forse gli oggetti hanno anticipato il concetto di casa. 

Resta che poi ho legato tutto il resto ( che meraviglia i divani di Van Duysen, nell’allestimento, il modulo centrale,  assomiglia ad un fiore che si schiude  -e niente nel design lo richiama è più un senso di grazia-),  a questa idea,  anche per contrasto. Avete presente gli abiti nelle cabine armadio negli show-room del gruppo? Li fa Marta Ferri – sono vestiti scultura e vogliono essere l’opposto del movimento. Come se volessero sottolineare che il centro siamo noi, mentre tutto il resto sono ‘elementi’ che andranno a perdersi nel passato. Quello che  abbiamo è il cambiamento. Elisabetta Guida