Design week 2019, 9 aprile, Euroluce, Rho Fiera

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Oggi Euroluce. Ho incontrato designers splendidi e visto bellissime luci. I miei preferiti

1- Vibia– Il loro modo di fare luce è creare un esperienza. Certo è l’obiettivo della maggior parte dei designer se non tutti è il modo che è differente. Il loro è mettere al centro quello che si fa e siccome “quello che si fa” cambia in continuazione la sfida è la duttilità, la quele viene tradotta in un riflesso, in una forma geometrica.

Questa mattina intervista con Martin Azua, uno dei loro designer. Di suo mi era innamorata di Halo Circular, sembrava fluttuare nell’aria, così leggiadra che mi sembrava confliggere con la rigidità della geometria.

Così gli ho chiesto:
Perché la geometria, cosa rappresenta?
“Per me la geometria non è un qualcosa di freddo, distante, ma è la forma attraverso la quale è fatta la natura. E’ un Fluire.. ”Quando ha detto così mi sono venuti in mente i solidi platonici. Poi ha continuato “per me la bellezza assoluta è la natura”
Qual’è il confine tra bellezza e bruttezza, e soprattutto, esiste il “butto”?
“Il brutto non esiste, esiste invece la cosa estranea, quello che è l’interessante ma non si è ancora capito è “bello” ”. Wow. E wow perchè…. secondo me la svolta, cioè il passaggio verso un altro modo di percepire la bellezza è stato due anni (ricordate Nendo, Ora Ito, Massaud?” però era un tutto molto legato all’idea giapponese del concetto di impermanenza. Invece ogni volta mi sembrava di essere di fronte alla risposta occidentale…. la nostra versione! beh eccola. Grande Martin Azua.

2– Lasvit:  Il nome arriva dall’unione di LAska (amore) e Svit (luce). La loro ragione d’essere è quella di individuare l’essenza stessa della luce e farla diventare pret a porter piegandola alle più diverse esigenze. Per farlo studiano ed elaborano una loro personalissima teoria delle luce. Cinque elementi: lo spettro, il riflesso, la percezione, la natura e il vetro (materiale che condivide le caratteristiche della luce). Per ognuno di loro sono stati presentati progetti luminosi: De lux it, Aura, Traces e Liana. Ma il mio è un bla, bla, bla. Per rendersi conto:
Www.youtube.com/watch?v=B-zX8fsKLnc
Www.youtube.com/watch?v=n-pVa0JfAVs
Www.youtube.com/watch?v=VOjdc_P-LHo Comunque, ho incontrato Wanda Valihrachovà, mi ha raccontato d’essere una scultrice, e di come il colore sia parte del suo modo di esprimersi. E la sensazione che ho avuto è che lei è proprio come nel video: frizzantissima, issima!

Ingo Maurer– Sempre meraviglioso: simpatico, leggero, poetico. Anche loro (ne ho vista ieri una da Viabizzuno ieri ma mooolto più… “ruvida”… per niente patinata come è questa) hanno presentato una libreria già fornita di attacchi elettrici e spine. Sempre Belle le loro lampade. Le luci nuove sono il guanto di gomma con la lampadina, i riccioli di carta ( proprio quelli dei pacchetti di natale), poi la poesia della lampada con le farfalle con la luce che arriva da sotto (questa presentata un mese fa nello showroom Moroso per inaugurare la loro collaborazione).


3-Davide Groppi– Il problema di Davide Groppi è che una volta che si è passati dal suo stand, Euroluce potrebbe anche essere finito. E’ sempre la tendenza. Ma non nel senso di assoluta superficie… perchè Davide Groppi è sostanza, e non solo nei progetti ma anche in termini di tempo in cui il suo studio esiste. Ecco, lui arriva sempre prima, così molti dei suoi colleghi diventano già visti o vecchi. La sua idea è quella di costringere la mente nella geometria per fare esplodere la creatività. E far arrivare la luce da non si sa bene quale fonte. Ricordo due anni Tomoko (una sezione di muro illuminata da una fonte invisibile che però dava la sensazione d’essere illuminata da una finestra). Dunque, così, la luce come una magia che compare all’improvviso. Anche d’asporto!!! Perchè la sua caratteristica è quella di creare molto “ricaricabile”. Le mie fotografie non rendono per niente, ma per niente proprio. Dovete assolutamente vederle dal vivo, dunque o in Fiera oppure in questa settimana nel suo showroom in Via Medici 13 a Milano. Quest’anno mi è sembrato che abbia presentatodiversi pezzi susando il metallo.

4- Foscarini –
Lo stand progettato da Ferruccio Laviani sembra un astronave. Ogni lampada (novità) è esposta davanti ad una gigantografia; una lampada che l’ha ispirata. Intorno pannelli enormi che danno il senso di non essere fermi

5- E’ possibile tornare a casa senza i vetri di Bocci Armature? No. Elisabetta Guida

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