Design week 2019, 10 Aprile le “5 vie”

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Oggi è stato il giorno inaugurale di cinque vie. Un quartiere “allargato” da non perdersi per niente al mondo, sembra di entrare in una Milano segreta, anche i negozi sono particolari. Non c’è la plastica delle catene di grossi nomi, ma esercizi commerciali che sono l’espressione di un progetto. Soprattutto è la zona dei Cabinet de Curiositè, in particolare durante questa settimana. Approfitto per consigliare (molto, molto caldamente) un pranzo sulla terrazza coperta di Raw (un negozio zeppo di curiosità, oggetti strani e preziosi) in corso Magenta. E poi l’evento più bello del salone: “Le bazar de diptyque” in via Santa Marta 13. Tanto bello da fermare il cuore. Loro sono proprio la maison di profumi, ma Diptyque cominciò decenni, esattamente nel 1961, fa come un Cabinet de Curiositè a Saint Germain a Parigi. Ora vuole tornare alle origini ed affiancare alle essenze una serie di oggetti prodotti da artisti/designer -definiti “Gli amici di Diptyque”- in serie limitate. Quella di Milano è l’anteprima dell’anteprima di quanto potrà essere comprato a Rue Saint Honorè dal prossimo settembre. Gli appartamenti dove viene esposta la collezione Diptyque valgono da soli una visita.

Ma Cinque Vie è un distretto da gustare passeggiando. Un po’ con lo spirito da “domenica mattina”, senza avere una meta precisa, così, dirigendosi dove sembra possa essere più attraente. Così mi sono imbattuta nel “laborotorio dimenticato“. Un posto incredibile, riaperto dopo più di settant’anni proprio quest’anno. E nell’occasione sono stati ritrovati mobili antichi ma soprattutto antichi progetti, e lettere di Severin Munch-Prokorny. Un signore vissuto ai tempi della seconda guerra mondiale e assolutamente nauseato da tutta quella violenza. Dunque ha progettato complementi d’arredo per il trasferimento dell’umanità su un altro pianeta, il “MP-4753Y” -che sarebbe avvenuto nel 1955-. Markus Benesch per Curious Boy ha presentato arredi e carte da parati ispirate a questi misteriosi scritti e disegni. Pensavo, visto la strana storia di questo posto chiuso per anni, e a Milano tra l’altro, dove lo spazio è un bene supremo… e se una parte di noi si fosse davvero trasferita su questo MP-4753Y?

Oggi però ho cominciato dall’ oratorio di Sant’Ambrogio. Per il fuori salone è in mostra un progetto del designer Libanese Carlo Massoud “il pesce e gli astanti” ed’è proprio un grande pesce di marmo che può essere considerato una pala d’altare piuttosto che una libreria o un mobile bar (una parte è a scaffale). Per quanto mi riguarda meglio pensare agli altri due utilizzi che al buio della religione.

Il caso ha voluto che m’imbattessi proprio in Paravicini, la manifattura che ha creato una collezione per Diptyque. A “Cortile Aperto” hanno realizzato un installazione ispirandosi alla palestra greca.

E a proposito di ceramica, ho incontrato per caso un artista che fa ninnoli frizzanti unendo materiali di recupero tipo resistenze elettriche, la riproduzione di cartine antiche e via cosi. Il suo progetto è “Piatto Unico“.

Sono andata a dare un’occhiata a Human Code: non mi è piaciuta per niente. Mi aveva incuriosito la possibilità di entrare in una cantina romana. Peccato che per guadagnarsi l’accesso si debba fornire nome e cognome, non si sa se è una sorta di liberatorio (si scende con l’elemetto di plastica dura), un modo per prendere un po’ di indirizzi e.mail o semplicemente contare quanto persone siano passate. Chi lo sa? Ma così è. Comunque, a mio personalissimo parere non vale. Tra gli oggetti in mostra un installazione che se vi avvicinate voi si avvicina anche lei! Però mi ha ricordato troppo (in povero) quella di un artista americano che avevo visto a Los Angeles assolutamente incredibile, perchè si era completamente avvolti da queste situazioni surreali che creava.

Ma chi volesse abbandonarsi in un giardino di Peonie il Centro Botanico Moutan (coltivano peonie cinesi da collezione) ha collaborato con il bistrot Om, Officinali di Montauto, in Corso Magenta. In fondo al Cortile c’è qualche seduta Ethimo.

Poi vogliamo dimenticare i gioielli e le posate della mia amica Francesca Mo?. Elisabetta Guida

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