Come un fiume che scorre

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Mi affascina l’idea di tempo.
A volte è un qualcosa che va da un punto ‘a’ ad un punto ‘b’,  chiaro, lineare semplice. Ma altre la percezione è diversa, è come se presente, passato e futuro, fossero tutti insieme, per un istante immobili. Non immobili nel senso di fermi, più come  se si fossero presi una pausa dai loro doveri terrestri e fossero usciti per caffè. E, noi, per un momento potessimo avere la visione d’insieme: la consapevolezza che ciascuno di loro non ha altro domani che ‘avanti’, passato compreso.
Insomma un fiume che scorre.

L’altro giorno nello show-room di Tecno sentivo questa cosa, in un modo così forte. In questo edificio del 1826, uno dei caselli daziaria di Porta Nuova, la parte principale l’hanno fatta le pareti. Perché invece di essere ridisegnate e coperte da nuove atmosfere, si è deciso di tirarne fuori tutta la vita che è passata per li. Impiegati,  commercianti, persone che arrivavano navigando sul naviglio della Martesana carichi di merci da fare entrare in città. Allora, Verniciature, parti stuccate, colori. Merito del progetto di ristrutturazione che ha permesso a Tecno di vincere la concessione dal demanio.
Poi c’è stato un sovradosaggio di presente.

Si dice che le emozioni si attacchino ai muri, immaginate quante, di ieri, di oggi -considerato che Tecno a creato spazi non soltanto espositivi ma usati dai professionisti a loro vicini per lavorare-. Da aggiungere la città che entra dalle finestre o dalla parete a vetro della sala riunioni del piano terra; il via vai dei caffè, la frenesia della circonvallazione, le persone in bicicletta o che camminano veloci verso Corso Como.

Tutto un movimento che porta dritto al futuro, al cosiddetto ‘dopo’. Parola difficile questa, è sempre sottintesa eppure brilla per la sua assenza, una dimensione inesistente. Non di meno questa promessa aleggia nell’aria e sembra di toccarla.  Magia della tecnologia con l’arredo connesso di Iot solution -una compartecipata di Tecno- e le sue architetture software.

Conclusione: ero in piedi in una delle sale dello show-room ed avevo in testa questa idea di fiume. Ma non il “tutto scorre di Eraclito”, così definitivo ed immanente . Più un fluire naturale. Lo stesso che a un certo fa cambiare corso ai fiumi. E mi venuto di associarlo all’evoluzione dell’umanità, un unico essere che cambia, si perde, si ritrova nel suo vagabondare. Perché questo il punto: la vita non è uno schema preconfezionato. Elisabetta Guida