City Break: l’Hotel Nassau di Breda vale un week-end

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Sarebbe bello se tutte le religioni del mondo sparissero in un battito di ciglia e di loro rimanesse un ricordo, un fenomeno di costume. Senza nulla togliere a Dio, agli Dei o a qualunque altra cosa in cui si creda, ma nel proprio unico privato. Chiaro è la mia opinione. Così come quella sull’Hotel Nassau di Breda, una religione come dovrebbe essere: un hotel di lusso. E pensare che era un antico complesso monastico, eppure ad entrarci, nessuna stretta al cuore, né il gelo che corre lungo le ossa, o la vocina che suggerisce “via, via”: ma solo leggerezza. Sarà che quando ero alle elementari salivo in piedi sul banco, sventolavo il righello come bacchetta magica e dicevo “sono una strega”. Evidentemente ci sono riuscita.
Comunque sia, Wim Hoopmann, l’architetto che ha proceduto alla ristrutturazione, uno dei due soci dello Studio Hip, ha dichiarato “Quando ci approcciamo ad un progetto ci piace provocare, creare un disorientamento, sorprendere, osare”. Ed è davvero così. In quello che un tempo era il monastero vero e proprio adesso c’è il ristorante, mentre il caseggiato con gli alloggi delle monache è l’hotel vero e proprio. Ma è l’atmosfera delle architetture, dei colori, degli ambienti disegnati come se ci stessero corteggiando a fare la differenza. Certo il passato si respira ancora, ma ha dalla sua l’umanità, il calore, la gioia di vivere. E poi fuori c’è il centro di Breda la città natale di Van Gogh, il suo festival dei capelli rossi che una volta all’anno raduna tutti i rossi naturali, il jazz festival, I caffè, le terrazze… Simpatica l’idea di passarci il week end di Pasqua (magari quella dell’anno prossima). Scommettiamo che ci troverete anche Gesù che si sta prendendo una pausa? Elisabetta Guida



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