C’era una volta l’alchimia e forse anche oggi: i disegni di Elsa Mora

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Si è sempre intenti a scoprire il disegno che si nasconde dietro la vita che ci circonda, d’altra parte sapere è potere. Se di recente c’è stata la scoperta della cosiddetta “Particella di Dio”, qualche secolo fa si parlava l’alchimia, una disciplina non proprio traducibile come una chimica ante litteram, piuttosto un miscuglio di scienza e magia. Oggi come allora, l’intento era scoprire il vero “perché”, l’origine del tutto, l’insieme degli ingredienti formano il visibile  così da  poterne dominare il cambiamento.

Sull’argomento esistono moltissimi manoscritti alchemici, tramandati nel segreto ed avvolti dal mistero. Colpevole della loro messa all’indice: la chiesa, che intorno  all’anno 1000 lottava per divenire il culto ufficiale e in seguito mantenere il proprio potere. Tra i più interessanti: Picatriz (una raccolta di rituali astrali risalenti al 1047, scritti in arabo e successivamente tradotti in latino, ma che,  anche dopo l’invenzione della stampa, la diffusione avvenne solo attraverso la copiatura a mano delle sue pagine -oggi è conservato al British Museum-) e il Codice Voynich (conservato all’università di Yale, il cui significato sembra rimanere  oscuro).

Ma di alchimia ci sono moltissimi disegni, anzi sono loro ad avere la parte maggiore nella divulgazione della materia. L’idea era trasferire un concetto con l’immediatezza di un simbolo, la cosa curiosa fu che creati per comprendere immediatamente molte immagini sono in realtà di difficilissima interpretazione! Spesso si trovano questo disegni nelle opere di alcuni artisti, come se rappresentassero un messaggio segreto. Penso a Durer (che meraviglia la mostra a Palazzo Reale, che bel tipo lui) e ai suoi quadrati magici (cioè un insieme di numeri interi i cui valori, diversi tra  loro, sommati in qualunque senso danno lo stesso risultato. La magia stava nel fatto che il numero che costituiva il risultato, rappresentava un pianeta emettendone la sua energia).

Questo per dire che qualche settimana fa, su Pinterest, mi sono imbattuta in Elsa Mora, un artista che lavora con complicatissimi intrighi di carta. I suoi lavori trascinano proprio in quel passato dove non c’erano confini tra ricerca scientifica e universo magico e nonostante le sue opere siano assolutamente contemporanee. E’ una sensazione che va al di là dello stile. Elsa Mora fa pensare al concetto di scienza, al fatto che si tratti, sempre, di verità statistiche  (seppure date da probabilità più o meno alta) e di come basti formulare l’ipotesi iniziale in un modo solo leggermente diverso perché tutto il castello si mostri nella sua fragilità. Kant (il mio filosofo preferito) sosteneva che in quanto esserci umani, dunque vincolati a determinate categorie mentali per conoscere, non riusciremo mai a cogliere la verità. Allora forse il “Basta che funzioni” di Woody Allen ha tutto un fondamento.

(Non è un caso che Elsa Mora illustri anche le favole. Ho scoperto il linguaggio segreto dei colori -meglio, le sue connessioni con la parte più profonda di noi- !E guarda caso se si guardano i disegni
di Ceneraentola o di Biancaneve e le lorotrasposizioni cinematografiche, per esempio “Pretty woman”, a prevalere sono il rosso, il nero e il bianco, i colori più antichi e radicati in noi. Totale: dimostrazione che le favole sono archetipi, strutture di realtà, tentativi di scoprirne la trama nascosta)
Ma questa è una mia elucubrazione mentale per giustificare l’idea che mi sono fatta dell’artista!

Certo che a guardare i lavori di Elsa Mora sembra che il suo pezzetto di verità, l’abbia trovato. Perché l’idea che arriva è “Ma allora è così…”. Elisabetta Guida

Per saperne di più:
*Purtroppo per avere un po’ di serietà nella trattazione di questi manoscritti… cioè nessuna soubrette, soliti noti o varia alta borghesia, ma studiosi (veri), nel senso di una divulgazione approfondita dell’argomento, ho trovato solo materiale in lingua inglese. Riguardo a Picatrix segnalo il canale youtube: the modern aermeticist. Ho trovato interessante da morire questo documentario relativo al Codice Voynich della Folger Library sul loro canale YouTube. Adoro il progetto della Ritman library, www.ritmanlibrary.com -hanno anche la pagina Facebook- (è dove Dan Brown fa le sue ricerche). Pensate che per dare vita a questa libreria “dell’occulto” i due proprietari hanno dato in pegno ad una banca, pare, uno dei più antichi manoscrittI delle vicende di Re Artù.
*www.elsamora.net
* “Basta che funzioni” è bellissimo!!