Maddalena De Padova

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Maddalena e Fernando De Padova negli anni 50′

Mi piace Maddalena De Padova, e aldilà del suo gusto -Patricia Urquiola l’ha definito “white canvas”- :era se’ stessa. Certo tutti, ma lei è riuscita a trovarsi e ad essere: la sua bussola era mi piace/non mi piace. E da lì un infinità di connessioni.

il piede del tavolo disegnato da Vico Magistretti

Poltrona Louisiana di Vico Magistretti

A nove anni non voleva più andare a scuola, l’hanno mandata in collegio e si trova in stanza con Gae Aulenti. S’innamora per colpi di fulmine. Incontra sui marito sugli sci, e quando un estate stanno partendo per le vacanze in Liguria, le balena l’idea cambiare meta. Perché non Copenaghen? Così, semplicemente perché gli è arrivato il ricordo di un vaso visto in triennale. Ed è partito tutto da qui.  Il design danese, il negozio a Milano (prima piccolino in Via Montenapoleone –a detta sua completamente inadatto ma le piaceva la via- in seguito si trasferì sui Navigli e alla fine in Corso Venezia).

Vico Magistretti

Da qui sono arrivate le vetrine arredate come fossero una casa, perché l’emozione che fa girare tutto. E poi una carrellata di nomi altisonanti come i fratelli Castiglioni, Willy Fehlbaum, Charles Eames ed  Ettore Sottsass che gli presentò il secondo uomo della sua vita Vico Magistretti – Gae Aulenti racconta che prima quando le passavano le sue telefonate, prima di rispondere si metteva il rossetto-.

Ma questo successe dopo, quando ormai stava per chiudere la fabbrica di Vimodrone e avrebbe cominciato la seconda vita di De Padova, quella da editore.  Intanto tra il negozio e la fabbrica c’erano stati altri viaggi, altri incontri casuali. L’inizio dell’avventura era stata una passeggiata nel centro di Basilea alla ricerca di un ristorante dove pranzare.

Il divano Tuareg di Vico Magistretti

Tra una vetrina e l’altra scorge la Whire Chair della Miller ed un anno dopo fonda lo stabilimento per produrre la collezione. Successe lo stesso con l’interparete ad Amburgo, e i mobili Shaker a New York.

A guardare, la sua vita sembra un domino. A proposito, postilla alla parte in cui scrivo dei nomi altisonanti, la cosa che più l’ha caratterizzata è stata quella di avere una mente libera. Perché certo la sua massima era stare con persone che ne sapessero di più, ma per imparare e metterci del suo. Non era una che seguiva la moda.  Sapeva vedere.

Sedia Incisa di Vico Magistretti

E poi lei, com’era.

A Lina Sotis per il compleanno aveva regalato una mazzo di fiori appoggiato su un piatto girevole: per lei il tempo non esiste, c’è solo l’eternità. Oppure prima di assumere qualcuno, valutava la compatibilità astrologica, e io dei gemelli, sarei stata fritta. Elisabetta Guida

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