Cartografie

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Le prime due persone ad avere disegnato la mappa della terra, erano di Mileto: la’ c’era la scuola di Talete. Il più curioso era Anassimandro. Credeva che il nostro pianeta fosse una colonna sospesa nello spazio. La parte abitata sarebbe stata quella a forma di disco (chissà se solo quella superiore o anche quella inferiore). Ecateo, invece era soprasseduto sulla colonna ed era passato direttamente al disco circolare, con la Grecia al centro del mondo (insomma la cosmologia di Omero). Queste cartine erano il frutto di giorni e giorni di navigazione e di viaggio. Successivamente le cose si fecero più precise, da una parte Aristotele aveva scoperto che la terra era rotonda, dall’altra le tecniche per localizzare i posti  diventava sempre più esatta.

Ma è il prima ad essere più interessante; credo che l’umanità non sia cambiata rispetto al paleolitico. Su un muro della grotta di Lascaux è stato trovato un dipinto risalente al paleolitico che rappresentava il cielo notturno (ci hanno riconosciuto le Pleiadi, Vega, Deneb e Altair). È una cosa che mi fa pensare che fare qualunque cosa che non abbia una utilità eminentemente pratica serva a disegnarsi la propria personalissima mappa. Forse la ragione per cui si sente il bisogno di scrivere, disegnare, colorare, ritagliare piuttosto che  conservare i propri ricordi, ma anche la stessa memoria, è questo. Le briciole di pane di Pollicino che disegnano un sentiero.

Ed è incredibile e bello, come ci si è accorti che ogni essere umano racconti una storia.

Qualche mese fa su YouTube Guy Richy (credo…) chiedeva a qualunque film-maker un girato che rappresentasse la giornata di ognuno. Lo scopo era farne un film che raccontasse le ventiquattro ore sulla terra. 

Alla Kunstal di Rotterdam, in questi giorni -fino al prossimo 21 febbraio-, hanno imbastito  una mostra con scatti dilettantistici di fotografi sconosciuti. Si tratta  di ‘For your eyes only’, la collezione di Wim de Jong -scrittore giornalista olandese- a soggetto erotico/casalingo.

Ma, a parte il rumore del mondo, vado pazza per i diari d’artista. 

Che poi li chiamano  ‘d’artista’,  ma  in realtà sono solo momenti disegnati, non ha importanza se con un collage, due frasi o dipinti con gli acquerelli. Tutti possiamo farceli e anche scegliere di costruirseli, tante sono le tecniche per rilegare e  le infinite le varietà di carta.

Mi ricordano un’opera d’arte meravigliosa, che vidi da ‘Robertaebasta’ a un Fuori Salone e che secondo me è la materia di cui è fatto un cuore. Immaginate un paesaggio creato da tantissimi, piccolissimi pacchetti ognuno dei quali custodisce una poesia. Elisabetta Guida.

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