Mo+Mo: gioielli, disegni e qualche scultura nella biblioteca dell’Università di Pavia (prorogata al 18.VI)

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DSC_0377 ridotta ©ElisabettaGuida L’impressione è stata come se tempo e spazio si fossero intrecciati. Una ragnatela di storie che si sono date appuntamento nella Biblioteca Universitaria di Pavia.

DSC_1781 ridotta ©Elisabetta GuidaGià, Pavia, una città sospesa. Mino Milani l’ha paragonata durante la conferenza stampa alla cassaforte piena di quattrini di un avaro. Mi capita di pensarla come se fosse in bilico sulla parete di DSC_1785 ridotta ©Elisabetta Guidauna montagna che sta per far franare e lotti con tutta la sua bellezza per non essere inghiottita dal buio.  E’ tenuta in scacco dalla paura che alla fine la trasfigura, perché l’unico modo per trattenere qualcosa è lasciare che vada.

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Francesca Mo, suo fratello  e Raffaella Subert appena prima della conferenza stampa

E questa mostra- Mo+Mo. Scultura e Design- per citare Nadeem Aslam, è una mappa per amanti smarriti, o meglio, una strada che porta dritto verso l’incanto. Lontano dal baratro.

DSC_0414 ridotta ©ElisabettaGuidaA svelare il segreto l’affascinantissimo Milani nell’anteprima del 27 maggio. Chiaro affermare che la consapevolezza di sé, fierezza –intesa come non piegarsi DSC_0402 (3) ©Elisabetta Guidaal miglior offerente-  e confronto sono la chiave di volta è cosa che avrebbe potuto dire anche Capitan America (a proposito è di questi giorni la notizia è stata scoperta una lega di metallo forte come il suo scudo).  DSC_0376 ridotta ©ElisabettaGuidaMa sentito dalla voce di questo signore è stata un’esperienza. Forse per il tono della voce, lo sguardo, il modo … ecco probabilmente la sua umiltà lontano anni luce dai concetti di plastica degli uffici stampa. Era vero. Ha iniziato raccontando della sua amicizia con Carlo Mo: un legame profondissimo che non ricorda neppure quando è cominciato.  E Mo+Mo è diventata anche la sua storia.

Come del resto è quella di Raffaella e Michele Subert, due galleristi che per primi hanno capito i gioielli di Francesca. Interessante l’analisi dei gioielli fatti con le stoffe antiche di Michele.167 Ha raccontato che i fili metallici contenute in quelle che avrebbero dovuto rappresentare i colori dell’oro o dell’argento erano prodotti dall’oreficeria. Curiosa l’associazione di questi gioielli con la produzione di DSC_0413 ridotta ©ElisabettaGuidaun antica famiglia di orafi romani, i Castellani.

Ma Mo+Mo è soprattutto la storia di una famiglia e della loro casa sulla riva del Ticino, dei DSC_0371 ridotta ©ElisabettaGuidagiochi e della DSC_0418 ridotta ©ElisabettaGuidavita di questi 4 bambini, le passeggiate, le vasche piene di acido fatte scaldare di notte per brunire qualche scultura di giorno. E quella dell’architetto Tartaglia che ha trasformato alcune sculture di Mo in edifici.DSC_0437 ridotta ©ElisabettaGuida

DSC_0428 ridotta ©ElisabettaGuidaCerto per ogni tesoro che si rispetti ci vuole un forziere, allora a DSC_0370 (2) ridotta ©ElisabettaGuidapensarci Piermarini. Il quale intorno al 1770 risistemando l’Università di Pavia -fondata nel 1361-  ne ridisegnò la Biblioteca. Il resto lo fanno i disegni e le sculture di Mo, e i gioielli di Francesca. Tanto robusti i primi quanto appaiono senza peso i secondi: ai poli opposti, eppure dividono lo stesso linguaggio. Che sia l’Andare Altrove rappresentato dai cavalli tanto amati da Carlo Mo? Elisabetta Guida

89Mo+Mo. Scultura e Design
fino al 4 giugno prorogata al 18.VI
Salone Teresiano
Biblioteca Universitaria di Pavia
Strada Nuova, 65

DSC_0406 (3) ridotta ©ElisabettaGuidaLa mostra è curata da Paola Mo -figlia e sorella dei due protagonisti- ed Antonella Campagna

 

Tutte le fotografie sono mie e coperte da copyright. Eccetto per gli Still Life di cui ringrazio l’ufficio stampa di Francesca Mo

 

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