La seconda vita dell’Arco di Palmira

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©elisabettaguida, divieto di ripubblicazione

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Ci sarà da credere nella reincarnazione? Secondo me si, e questa è la storia della seconda vita dell’arco di Palmira.

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E’ cominciato tutto da Omero, anche se esattamente è  Achille il protagonista. Visto che Roger Michel –presidente dell’Institute of Digital Archaeology-, l’autore materiale della ricostruzione dell’Arco Palmira, assieme a Torart, alla domanda “perché” ricorda l’assassinio di Khaled Al Assan il capo Archeologo del sito. E racconta di aver sentito l’impeto di Achille, quando saputo della morte di Patroclo riprende le armi contro i Troiani.

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Certo non si può tornare indietro. Secondo Stephen King se fosse possibile saremmo tutti bloccati a risistemare la nostra adolescenza. Così eccoci, con la riduzione dell’Arco in marmo egiziano -il più simile all’originale- in tutta la sua brillante personalità. Forse di più.

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Sarà che i fatti di cronaca mi ricordano il mito di Bellerofonte in versione double-face. Se da una parte il gruppo di disadattati ha trovato nella rabbia la fonte della loro vita, dall’altra il resto del mondo, nella ricostruzione. E poi l’Arco, il punto zero. Perché alla fine a metà strada tra i due estremi c’è l’inclusione.

Voglio dire immaginate una festa, champagne, abiti da sera, musica, un giardino infinito, sguardi gnam, qualche manciata di

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corteggiatori (che piacciono e che non sono insistenti), un principe come cavaliere per ciascuno. E soprattutto, dove tutti, ma proprio tutti sono invitati e in lista -perché è bello essere in lista, dà quel senso di esclusività-. Ma a differenza di questo tipo di serate, dove da fuori sembra il nirvana e poi

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si entra e pare di essere alla pausa caffè del consiglio di amministrazione -tutti incartati e “tirosi”-, questa  sarebbe una VERA festa.

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A chi verrebbe in mente di mettersi a lambiccare con le dietrologie per conquistare il potere? Oh, che immane perdita di tempo sarebbe. Poi queste religioni: ma chi sono? Forse hanno un contatto privilegiato con Dio? Non mi pare proprio.

L’idea di fondo è: facciamo l’amore non la guerra. Magari prendendo esempio da Arona. Visto che proprio la cittadina sul lago maggiore, per merito di una stagista del comune, ospiterà fino al 29 luglio l’Arco di Palmira, passato prima

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per Londra e poi per Dubai. Dopo questa data tornerà in Libia. Ma nel frattempo ogni sera, dalle 20.30 ci sarà musica e verrà proiettato uno spettacolo di luci sulla parete dei palazzi di Piazza San Graziano. Dunque idea per il dopo aperitivo, appena prima della cena. Quanto

al giorno ce lo si potrebbe dividere tra un po’ di sole al lago, una gita in barca o un salto sulla rocca, in cima al paese. Poi qualche compera e voilà, arriva la sera. Insomma godiamoci la vita. Elisabetta Guida.

Le fotografie sono della serata inaugurale.

 

 

 

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