La camera del vetro

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image002Questo lampadario è stato comprato dalla città di Torino nel 1928. Il design arriva da un’idea di Giuseppe Rezzati, che nel 1750, per fare concorrenza al gusto boemo che allora imperava, ideò questa forma. Invece la luce dei suoi 16 bracci splende, nuova, appena il sole tramonta nella camera del vetro al secondo piano di Palazzo Madama.

La sua missione è garantire il naturale scintillio di 190 vetri risalenti dal XIII al XVIII secolo, collezionati e poi donati al museo civico da uno dei suoi vecchi direttori – Taparelli d’Azeglio il quale rimase in attività fino al 1890-. Non che le vetrinette in cui sono alloggiati siano da meno; essendo quelle FTM-PalazzoMadama-CameraDiVetro-009- ridottaoriginali in radica di noce del 1933, ovviamente rifunzionalizzate. Ed effettivamente si ha l’impressione di entrare in una stanza dei primi anni del XX con qualche incursione ottocentesca.

Certo per riuscire a fare entrambi i percorsi espositivi proposti- la storia del vetro soffiato e le quattro tipologie del vetro antico (la vetrata, lo smalto, lo champléve, lo smalto dipinto)- bisogna non essere allergici alle religioni, dal momento che è messo in piena vista un reliquario acquasantino del 1600, un pezzo rarissimo i cui bouquet di fiori di vetro meritano qualunque sforzo per essere ammirati.

FTM-PalazzoMadama-CameraDiVetro-015 ridottaTanto più che quest’ultimo e il lampadario che da luce a tutto sono assolute novità. Prima del 19 marzo di quest’anno giacevano da decenni nei depositi del museo.

Per la loro resurrezione è da ringraziare il Rotary Club Torino che ha finanziato l’intera camera del vetro ed il lavoro dello staff di Palazzo Madama. Elisabetta Guida

Le fotografie sono una cortesia dell’ufficio stampa

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