Ai confini d’Europa

Share

Tarifa, a soli 35 minuti di traghetto dall’Africa, e’ la cittadina europea più a sud che ci sia. Tra Andalusia e Marocco, fondata dai greci, conquistata dai romani, presa da mussulmani e spagnoli ha un castello dell’anno mille e un parco archeologico  poco vicino. 



Insomma di questa Tarifa ci si fa delle idee, ma a guardarla, l’insieme mi pare abbia un aspetto ruvido ed austero. Mi viene da pensare che non faccia per me. Almeno, fino a quando ruvido & austero non si scartano e allora dentro si trovano strade che portano verso un avventura.

Perché Tarifa è una terra di confine, un crogiolo di culture. Quando si arriva è come entrare in una parentesi, c’è un prima ed un dopo. Bisogna immaginarsela una parte affacciata sul mediterraneo, l’altra sull’oceano e battuta incessantemente dai venti che arrivano da est e da quelli che invece usano soffiare sul deserto. Le sue spiagge sono la patria dei surfisti, dunque il richiamo di ancora altre persone, altre culture.



Certo, l’incantesimo deve partire. Per intesserlo senza paura che si sciolga qualche nodo, oppure non lo si faccia troppo stretto, servirebbe un oggetto che catalizzasse l’anima di Tarifa. Prezioso come una bottiglia di profumo. Magari una serie di Tetraedri sospesi sul mare che fungano da alloggi a due piani dove passare qualche notte. Così… senza aspettative… guardare le stelle, sentire il vento che alza le onde.


Sono sicura che l’incantesimo funzionerebbe e per un motivo semplice, sono naturali  come la magia: energeticamente indipendenti e fatte di bambù, legno riciclato, riutilizzo di vecchi surf.

Per ora tutto questo è solo un progetto, bisognerà arrangiarsi con altre tecniche, ma quando si realizzerà, non badate se ci scriveranno residenze per surfisti, sarà solo un modo per ripararsi da ospiti indiscreti. Elisabetta Guida

I commenti sono chiusi.